sabato 8 agosto 2009

Harley davidson Electra Glide 2009


Prove su strada della regina delle Custom
Prova su strada da Motorbox
http://www.motorbox.com/9926.html

7.3.2008

Ancora più fascino ed esclusività per la versione celebrativa dell’Harley più mastodontica del pianeta. La massima espressione del Touring secondo la maison americana si manifesta in 7000 esemplari nel mondo, 105 anni di celebrità e tanta voglia di stupire ancora.



METALLO PESANTE

Non importa che sia parcheggiata davanti ad un bar oppure in movimento lungo una qualsiasi strada del nostro paese, l’Electra non passa inosservata. In un battibaleno, trasforma alcune decine di metri quadri intorno a lei in una piccola porzione d’America. Scegliete voi: California, Florida o Texas, il pensiero corre laggiù, non importa che siate sulla statale che collega Milano a Gallarate. La metamorfosi non finisce qua, visto che è sufficiente appoggiare il proprio posteriore sull’incredibile poltrona che difficilmente vien da chiamare sella e uno strano ghigno compare sul volto.


PREGIUDIZI VIETATI
Diciamo la verità: è facile pensare che una "motonave" come questa sia una totale assurdità per quanto riguarda le nostre strade e per la filosofia italiana spesso legata a concetti di sportività e prestazioni. Eppure occorrerebbe davvero farsi un giro per rendersi conto di cosa si nasconde dietro al mastodontico profilo di questo oggetto. Liberare la mente ed inforcare l’Electra è un po’ come eseguire un esercizio di Yoga, fidatevi: le sorprese non mancano.


GIGANTE BUONO
Da fermi, i primi istanti in sella sono quelli più incredibili. I quasi 400chili in ordine di marcia piantano in terra la moto come scarpe di cemento, tanto che all’inizio c’è un po’ il timore di inclinarla involontariamente da un lato o dall’altro e non essere più in grado di rimetterla in equilibrio. Fortunatamente la sella è bassa, i piedi poggiano con una presa perfetta e la larga impugnatura del manubrio scongiura qualsiasi tipo di malaugurato errore. La postazione di comando è imperiale; il cruscotto, incredibilmente esteso, ricorda le storiche auto anni settanta. Indicatori circolari che offrono indicazioni di cui si era persa memoria, ma con annegate (e invisibili quando spente) le spie della modernità (ABS cruise control eccetera). Anche la radio sembra uscita da un film di Lucio Fulci, ogni particolare è davvero Ultra Classic. Caratteristica che fa eco ad una modernità tecnica davvero sorprendente.


PURO PIACERE

L’enorme bicilindrico pulsa come il cuore di un dinosauro di decine di tonnellate. I 1584 centimetri cubici divisi in soli due cilindri regalano sensazioni semplicemente esclusive. Anche se da fermi il motore sobbalza dentro al telaio in tubi d’acciaio come una noce in un frullatore, è sufficiente percorrere i primi metri per ritrovarsi per le mani un vero burro. Le vibrazioni quasi spariscono e rimane solo un piacere intenso. Grazie, infatti, alle sei marce ben distese e del nuovo parastrappi posteriore, è possibile godere appieno dell'erogazione fin dai 1.500giri e sfruttare la coppia del motore fino a quasi 3.800giri di strumento. Numeri da trattore? In effetti si, eppure il tutto è condito da un sapore unico, fidatevi.


TECNOLOGIA A GOGO
È bello lasciarsi andare e ricercare sempre la stessa sensazione ad ogni cambio di marcia. In questo modo è facile arrivare in sesta ed abbandonarsi alla velocità di crociera impostabile grazie all’utilizzo del Cruise Control. Anche il controllo del gas è elettronico. Nessun cavo metallico ma un potenziometro, un motorino elettrico che si occupa di gestire il rinnovato corpo farfallato ed un efficacissimo sistema elettronico Ride by Wire,pensano alla gestione delle volontà del pilota e non sbagliano un colpo. Già, Ride by Wire avete capito bene, proprio quel sistema che tanti sbandierano come ultima frontiera della modernità e che qui c'è già e senza farsi nemmeno notare (il feeling all'acceleratore è del tutto uguale a quello di un gas a cavo) funziona benissimo. Il tutto cullati dalla musica della radio che magicamente, con perfetto tempismo e totale autonomia alza il volume all’aumentare della velocità.


CURVE A PENNELLO
Su strada l’Electra solca l’asfalto come su un binario. Ovviamente la reattività è quella che è, qua si "dondola" tra una curva e l’altra come farebbe la grossa pendola di un vecchio orologio. Il baricentro basso aiuta questo gioco che ben si addice a tracciati medio veloci. Sul lento la situazione peggiora; diciamo che non si tratta di una moto con cui gettarsi a capofitto tra mille tornanti… E sul veloce? No, non viene una gran voglia di correre con lei, che quando ci sali di inietta il virus della tranquillità. Questa volta il bello è andare piano, godersi la strada, il panorama e vivere e percepire sulla propria pelle le tonnellate di metallo che vi separano dall’asfalto.


STOP DI LIVELLO
Nonostante il nuovo motore abbia ben più vigore del precedente 1450, la massa da spingere era e resta considerevole, per cui con la Electra non si fanno le corse. Se in fatto di accelerazione non siamo certo di fronte ad una brucia semafori, in fatto di frenate quest’Electra se la cava davvero bene. La terna di dischi ha il suo bel da fare a tenere a bada l’enorme peso che compone questa Ultra Classic, eppure gli spazi di frenata sono ottimi. C’è da sottolineare che il sistema ABS in dotazione su tutta la famiglia Touring è uno dei migliori mai provati. Si tratta di un compagno fedele che possiede il dono di non intervenire simultaneamente sulla ruota anteriore e posteriore, ma lascia spazio al pilota di sfruttare la meglio la frenata. Affondate la frenata a più non posso e questa moto vi regalerà piacevoli sorprese.


AUTONOMIA E PROTEZIONE
La protezione aerodinamica è esemplare per quanto riguarda il busto. Il grosso frontale elimina la pressione dell’aria fino ad alta velocità, (solo le ginocchia restano scoperte) tanto che è possibile godere appieno della posizione ultra rilassata anche per lunghe distanze. Un motivo in più per sfruttare la capienza del nuovo serbatoio che accompagna tutta la serie Touring e che permetta una stiva di 22,7 litri, quasi 4 in più rispetto alla versione precedente. Caratteristica che ben si accompagna alla "sete" del bicilindrico americano, non del tutto parco nei consumi.


GINGILLO D’AUTORE
Inutile dire che in fatto di rifiniture siamo di fronte al principe supremo adulatore del metallo cromato, delle raffinate verniciature a polvere e di tutto ciò che celebra la manifattura dell’acciaio come vero simbolo della razza umana evoluta. Le splendide ruote a 9 razze sono l’ennesima conferma di un progetto che non lascia nulla al caso. Ogni piccolo componente di questa incredibile moto sembra pensato, realizzato e commercializzato con il chiaro intento di stupire. Un eccesso ben meditato e che saprà ripagare l’ego degli appassionati del marchio e stupire grandi e piccini ad ogni angolo di strada.

Prova su strada tratta Da Infomotori.




Harley Davidson FLHT Electra Glide Standard è dotata dei principali elementi che costituiscono l’equipaggiamento da turismo, l’Electra Glide Standard è una moto concreta per lunghe percorrenze, perfetta da personalizzare. La dotazione di serie comprende le borse laterali rigide con serratura, la carenatura ad “ali di pipistrello” montata sulla forcella con strumentazione integrata e le luci ausiliarie, oltre a tutti i vantaggi offerti dal nuovo chassis, dai nuovi cerchi e pneumatici introdotti nella famiglia Touring.Caratteristiche principali della famiglia TouringSistema ABS: ora di serie su tutti i modelli Touring 2009, l’ABS aiuta il pilota a mantenere il controllo in frenata, soprattutto in condizioni di aderenza non ottimali. I componenti dell’ABS Harley-Davidson sono stati progettati e configurati in modo da risultare praticamente invisibili per rispettare la linea pulita della zona circostante le ruote. A differenza di altri sistemi di antibloccaggio impiegati in ambito motociclistico, l’ABS Harley-Davidson non interviene simultaneamente su entrambe le ruote, consentendo quindi al pilota di controllare in modo indipendente il freno anteriore e quello posteriore.Controllo elettronico dell’acceleratore: il sistema di controllo elettronico dell’acceleratore (ETC) è stato adottato sull’intera famiglia Touring. Tutti i cavi collegati al sensore dell’acceleratore passano internamente al manubrio, a tutto vantaggio di un look più ordinato e lineare.Isolated Drive System: il parastrappi è ora integrato nel mozzo della ruota posteriore per un look più pulito. L’IDS riduce il rumore e le vibrazioni, offrendo al pilota una migliore qualità di guida in accelerazione, nei passaggi di marcia e nelle velocità di crociera.


CICLISTICA
Due giorni sulla costa Ovest degli Stati Uniti, oltre 700 km di highway e strade costiere, da Los Angeles a San Francisco per provare la gamma Touring di Harley-Davidson. È bastato chiudere gli occhi un istante per sentire il calore del sole, la brezza salmastra che accarezza il volto e un ritmico borbottio tra le gambe. Partiamo da Santa Monica, nella parte settentrionale di LA, a ridosso dell’oceano. Tra le moto a disposizione, scegliamo la Electra Glide Standard. Sulle ampie strade americane la mole non certo indifferente della Electra è un po’ ridimensionata: nel traffico congestionato di una tangenziale italiana faremmo certamente fatica a scivolare tra le auto senza rischiare di urtare lo scudo carenato e le borse contro le auto incolonnate. Ingombri a parte, la manovrabilità alle basse velocità è eccellente, nonostante le quote disegnate dal nuovo telaio siano più abbondanti che in passato (l’interasse, ad esempio, sale da 1.610 a 1.625 mm; l’avancorsa da 157,5 a 173 mm). Tuttavia il baricentro è posizionato in basso e il peso si avverte davvero solo nelle manovre da fermo. Una volta in movimento, tutto diventa più facile.



MOTORE
Il propulsore, l’ormai noto Twin Cam 96 di 1.584 cc è una conferma: elastico, docile e corposissimo sin dai regimi più bassi, spinge bene e con pochi strappi anche riprendendo con un rapporto lungo inserito: miracoli dell’iniezione. Prima di raggiungere Malibu incontriamo una breve serie di semafori: la frizione è modulabilissima in partenza, ma lo sforzo richiesto per azionarla, benché ridotto rispetto al passato, è ancora superiore alla media. Il cambio ha il comando a bilanciere, ma è abbastanza morbido da permettere l’inserimento delle marce anche con la punta del piede. La corsa però è un po’ lunga e gli innesti spesso rumorosi. Il motore si scalda alla svelta e lo sentiamo tra le gambe, anche se in misura ridotta rispetto al passato, grazie soprattutto all’ingegnoso sistema studiato per ridurre calore e consumi. La strada si distende presto e riusciamo a sgranare tutte le marce, fino alla sesta, praticamente un overdrive che, con il limite di velocità di 55 miglia orarie (88 km/h circa), fa riposare il motore. A questa andatura ronfa sornione a nemmeno 2.300 giri. Le good vibrations dei vecchi motori Evolution sono solo un antico ricordo.





ELECTRA GLIDE STANDARD
L’ampio scudo della Electra Glide Standard devia completamente l’aria dal busto e dal casco del pilota. Solo le gambe restano esposte, ma per il resto si viaggia senza altre preoccupazioni se non quella di ammirare il paesaggio: oceano sulla nostra sinistra, colline e montagne a destra, una sinuosa striscia d’asfalto davanti a noi. Percorriamo così metà del percorso programmato per la prima giornata, senza sentire la fatica del viaggio.



STREET GLIDE
Nel pomeriggio abbandoniamo la Standard e cediamo al fascino tenebroso della Street Glide. La musica cambia: la Street è blues puro. Acquattata a terra, con la sella a due palmi dall’asfalto (690 mm anziché 715 come le altre H-D touring) è la più “cool” del gruppo. Disponibile solo in versione monocromatica, anche opaca, ha diverse finiture del motore con contrasti tra parti verniciate nere e altre cromate. Il parabrezza ribassato è bellissimo, ma protegge poco: durante la marcia una lama d’aria arriva dritta dritta sul casco del pilota. La scheda tecnica dice che pesa quanto la Electra Glide, ma la sensazione è di maggiore agilità e brillantezza, come se avesse diversi chili in meno. La Street Glide è moto da solitari: la sella posteriore è poco imbottita e scivolosa, sufficiente appena per brevi spostamenti.

FRA LE CURVE
La taratura morbida delle sospensioni digerisce senza problemi anche le imperfezioni più pronunciate. Su un tratto più guidato prima di arrivare a Pismo Beach, tappa numero uno del nostro viaggio, emergono le qualità inaspettate di queste Harley. Le nuove misure di ruote e pneumatici (130/80-17” davanti e 180/65-16” dietro) fanno sentire i loro benefici: l’appoggio in piega della gomma posteriore non manca mai e infonde tanta sicurezza. Il nuovo diametro della ruota anteriore (prima era da 16”) trasmette la netta sensazione di un avantreno più svelto in ingresso curva e nei cambi di direzione, ma non meno solido in appoggio. Arriviamo a Pismo Beach al tramonto, giusto in tempo per vedere il sole tuffarsi nell’oceano.

ELECTRA GLIDE ULTRA CLASSIC
Il giorno seguente partiamo all’alba. Decidiamo così di provare la Electra Glide Ultra Classic: dietro la sua carenatura saremo riparati al meglio. Le manovre nel parcheggio non sono facili. La Ultra è un vero peso massimo: ben 400 kg dichiarati a vuoto di benzina. Appena in movimento però, le nostre supposizioni si rivelano esatte: nemmeno un filo d’aria investe il pilota. Rispetto alla Standard, anche le gambe sono ben protette. A livello di guida si confermano le buone impressioni riscontrate in sella alla Standard e il quasi mezzo quintale in più si sente solo quando si apre il gas: la Ultra è più lenta, in accelerazione e ripresa, delle altre Harley provate sinora. Anche per rallentare bisogna strizzare un po’ di più la leva del freno, ma - come sul resto della gamma - la decelerazione è abbastanza potente. Un plauso particolare va all’ABS, di serie su tutti i modelli, il cui intervento non è mai troppo invasivo.



Confrontiamola con la ROAD KING
Arrivati a Monterey siamo ormai nell’ultima parte del viaggio e ci resta da provare solo la Road King. Meno opulenta nelle forme rispetto alle Glide, è però quella più ricca di fascino. La posizione in sella è confortevole, ma un filo meno rispetto alle altre: il manubrio è un po’ più basso e alla lunga può stancare. Anche le sospensioni non danno una mano al comfort: ci sembrano più secche e copiano meno facilmente le asperità. In più il parabrezza (asportabile in pochi secondi senza attrezzi) distorce un po’ la visuale. In compenso la Road King è la più agile del gruppo. Con lei imbocchiamo l’ultimo tratto di Highway che porta alla baia di San Francisco. Il ritmo è tranquillo e trotterelliamo come in passerella fin nel cuore della città del Golden Gate sotto lo sguardo ammirato dei passanti.




Opinioni tratte dalla rivista Autociao.



Una Lunga Attesa


Fin da piccolo sono sempre stato un appassionato di moto, ma come ogni genitore, anche mio padre, preferiva farmi girare in autobus, per non dire a piedi, ho coltivato questa passione per anni e anni, fino a quando ormai maturo, decisi di acquistare la mia prima moto, ma che per causa non dipendenti dalla mia volontà, vanificarono ulteriormente i miei sforzi. Attesi per un altro anno, quando dopo essermi sposato decisi di comune accordo di prendere uno scooter. Ma per chi è stato su una moto, o ha una passione del genere, capirà bene che uno scooter non può essere classificato come una moto. Per farla breve tenni lo scooter per 25 giorni, il 26° giorno lo avevo venduto, non mi soddisfaceva e quando saltavo sulla sella non era quello che volevo. Attesi ancora e finalmente il 13 marzo del 2009 dopo una lunga attesa di circa 20 anni finalmente il mio sogno si è realizzato. Ho acquistato un modello di Harley Davidson in serie limitata.
Harley Davidson
Il Modello della mia moto per esattezza si chiama FLHTCU Electra Glide Ultra Classic versione del 105th. Semplicemente un’opera d’arte.Sicuramente non è una moto economica ma per chi ama la strada secondo me non esiste di meglio. Possedere un Harley Davidson sicuramente è costoso ed il mantenimento è molto impegnativo, ma quando Sali su capisci il perché. Una leggenda americana vivente, un modo di essere uno stile di vita ed un gruppo monomarca di milioni di associati dietro le spalle. Non esiste niente al mondo simile, in circa due mesi ho già percorso in tutta Italia quasi 10000 km da nord a sud, partecipando a raduni e girando l’Italia ed incontrando gente appassionata come me dell’Harley Davidson.
La Moto
La moto è molto pesante, circa 500 kg a pieno carico, non è molto maneggevole nel traffico e a bassi regimi tenerla affatica il pilota non poco. Ha una cilindrata di 1600 cc è raffreddata ad aria ed è superaccessoriata. Di serie monta abs, stereo mp3, radio, predisposizione per il navigatore satellitare. Il mio modello come vi dicevo è in serie limitata, in occasione dei 105 anni dell’Harley Davidson, di tutte le 4 famiglie (Sportster – Dyna –Softail – VRSC – Touring) sono state costruite 5 mila moto in tutto il mondo numerandole e aggiungendo particolari e cromature che nei modelli base non compaiono. La velocità finale non è il suo forte, raggiunge i 200 km tirandola abbastanza, ma non è stabile a quella velocità, le Harley Davidson non dovrebbero superare i 150km, secondo me questa è la velocità massima, a 130 km si apprezza davvero lo stile e la moto a pieno. Concludo dicendo che di tanto in tanto i sogni si avverano.

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La moto è formidabile, sia per i viaggi (per cui è stata progettata) sia per spostamenti anche brevi. Nel traffico è maneggevole, telaio, sospensioni e inclinazione del cannotto di sterzo la rendono facilmente gestibile. Ovvio che in caso d'imprevisti, si tratta di fermare 400 Kg di moto il guidatore, per cui si parla di quasi mezza tonnellata, non è come uno scooter.L'allestimento dell'Ultra Glide vanta una radio (a seconda dell'anno di produzione, può avere lettore CD o cassetta, ma entrabe le versioni hanno sempre un ingresso per un lettore MP3 esterno), con comandi a manubrio e 4 casse esterne, oppure con le mini casse da inserire all'interno del casco. C'è un CB x chiacchierare con altre Ultra, o camionisti o camper per esempio, e un vivavoce, tutto di serie. Da notare che il vivavoce può essere settato in maniera da attivarsi in automatico appena sente la voce nel microfono.
Buona la tenuta, nel misto medio è facile grattare le pedane per terra, nello stretto ovviamente è meglio ricordarsi del peso che ci si porta dietro, meglio non fare troppo gli spiritosi.L'iniezione elettronica permette la sostituzione di scarichi, montandone di aperti, senza bisogno di fare modifiche alla carburazione, a compensare ci pensa la centralina.
Ottimi, tra gli optionale, le manopole riscaldate: hanno varie regolazioni, e siccome sono gestite tramite la centralina, nell'aumentare della velocità si adegua anche il riscaldamento.


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Da: Virgilio motori.


CARISMA DA VENDERE


La guardi parcheggiata a fianco delle altre e capisci subito che non ce n'è: il fascino che la Ultra riesce ad esprimere è inarrivabile per qualsiasi moto del segmento. Sarà perché è stata la prima, sarà perché la sua linea è immutata da anni, sarà per quel profumo di Highway che sprigiona da ogni bullone o semplicemente perché sul serbatoio c'è scritto Harley Davidson ma è davvero difficile restarle indifferenti.



SEMPRE NUOVA MA NON SI VEDE
La cosa più incredibile di questa moto è come riesce ad aggiornarsi continuamente senza però darlo mai a vedere, perché far digerire le novità ad un popolo ultraconservatore come quello degli Harleysti è roba da farsi venire più di un mal di testa. La guardi e sembra che non sia cambiata in niente. Eppure l'evoluzione è continua e incessante, la Ultra 2009 ha un nuovo telaio, nuove ruote (l'anteriore da 17 pollici) nuovi pneumatici (i nuovi Dunlop bimescola), nuove misure ciclistiche.



BELLA GUIDA
Cambiamenti che segnano decisamente una svolta nella qualità della guida della supertouring Harley. Non che prima si guidasse male, ma adesso la H-D è davvero migliorata soprattutto per quel chi riguarda il feeling che è capace di trasmettere al pilota. Fa un certo effetto salire sulla Ultra e trovarla compatta e agile, eppure al confronto delle altre due è proprio questo ciò che emerge dalla prova della moto americana. 400 E



NON SENTIRLI
L'Harley ha una ciclistica davvero a punto con sospensioni morbide e scorrevoli e una guida che non finisce mai di sorprendere per quanto è facile e intuitiva. Fate girare le ruote e scoprirete come possono essere leggeri i suoi quasi 400 kg (386,4 per l’esattezza). Il baricentro rasoterra, il bilanciamento perfetto e l'ottimo braccio di leva offerto dal manubrio riescono a fare un mezzo miracolo e alla fine la Electra esce alla grande da qualsiasi situazione, dalle curve di un tortuoso passo di montagna dove richiede uno sforzo fisico decisamente inferiore alle due contendenti, alla guida in città, dove riesce a lasciarsi condurre con una facilità disarmante.



DOLCEZZA
V2 Merito è anche del motore, il V2 che si scuote nel telaio è un mostro di dolcezza, gestito alla perfezione da un ride by wire (ebbene si, ci credereste?) talmente efficiente che altri costruttori dovrebbero prendere ad esempio. Delle tre, la H-D è sicuramente quella che va più piano, il V2 ha una certa flemma nel prendere i giri, ma la Harley è la classica moto che con pochi giri fa tanta strada, non badate troppo alla salita del regime ma guardare il tachimetro e scoprirete che senza che ve ne rendiate conto state già viaggiando veloci.



HI-FI EN PLEN AIR
Tutto comunque sulla Harley lavora per invogliare alla guida tranquilla, il motore, il cambio, l'eccellenza del sound dello stereo (il migliore per volume e qualità, si sente bene fino a 140 orari indicati, a differenza di quello della Honda che si sente solo a velocità ridotte) instillano il morbo del relax nel pilota. L'arrivo del motore 1.573, della sesta marcia e del telaio più rigido, hanno poi avuto il merito di innalzare (rispetto al motore 1.450) di circa 20 km/h la velocità di crociera, tanto che adesso i 160 indicati si possono tenere praticamente all'infinito.



IPERCOMODA
Grazie al nuovo telaio, sul dritto la stabilità è ineccepibile, mentre sui curvoni affrontati a velocità sostenuta s’innesca ancora qualche movimento, comunque non fastidioso. Va detto ancora una volta, però, che non è questo che invoglia a fare la Harley. La comodità della sella del pilota è qualcosa di oggettivamente unico. Il mix tra sostegno e morbidezza che i tecnici Harley sono riusciti ad ottenere distanzia le due pur ottime concorrenti di un pezzo. Tanto per fare un esempio è come quando in albergo si trovano quei materassi un po' duri ma con un sopramaterasso morbidissimo che dà una sensazione di comfort assoluto.





TANTO SPAZIO ANCHE PER I BAGAGLI
Il pilota quindi viaggia da re, protetto molto bene (ma le ginocchia però restano scoperte) con anche la possibilità di cambiare posizione ai piedi grazie all'ampiezza delle pedane. Inoltre la capacità di carico è davvero eccellente sotto tutti i punti di vista, anche quello dell'accessibilità e della sfruttabilità delle valigie (il top case per il 2009 ha visto aumentato il peso trasportabile).

FRENI OK, ABS MENO
Il cruise control offre un'ulteriore comodità in autostrada, mentre ci troviamo a dover lodare anche il comparto freni (il migliore delle tre) per la buona potenza la risposta decisa e l'impegno che ci mettono a fermare il peso della Ultra. Peccato che Harley si ostini ancora a fare quelle leve enormi (e non regolabili nella distanza) che tolgono sensibilità al pilota. Il sistema ABS, infine, è sicuramente un passo avanti nei confronti della sicurezza, ma quanto a funzionamento non è all'altezza di quello della Gold Wing, mollando la presa in modo piuttosto brusco e rimandando pulsazioni sgradevoli ai comandi.

FATTA BENE, MA NON TUTTO
Chiudiamo alla fine con una considerazione sulla qualità del prodotto. La Ultra in questo è un po' la moto dei contrasti perché a cromature e verniciature eccellenti si alternano parti (soprattutto la bulloneria) che tendono ad arrugginire in fretta e cerchi (bellissimo il nuovo disegno) che tendono a "fiorire" soprattutto se si usa la moto con il bagnato. Visto che si spendono 26.700 € si ha diritto a volere il meglio in tutto.





Un opinione tratta da Bikers life
la mia del 2004 fatti 14.000 in poco più di un'anno.mai perso un pezzo.comodissima per il passeggero che mi segue spesso ( a suo dire la più comoda tra quelle avute: intruder, drag star, royal star, california, electra) consumi sui 20 confermo il difetto che alle volte si appanna il tachimetro ma dopo pochi dcine di km torna normale;



Prova su strada. Corriere della sera.
http://www.corriere.it/Rubriche/moto/2007/HD_ElectraGlideUltraClassic/prova.shtml



Mai dar retta alle apparenze: lo insegna l’Electra Glide Ultra Classic dell’Harley-Davidson. Le sue dimensioni mettono soggezione alla prima occhiata e il peso raggiunge quasi i 400 chili, eppure basta fare qualche chilometro di strada per capire quanto i timori iniziali siano infondati: l’Ultra Classic non è difficile da guidare. Esagerata nel comfort, è capace di scatenare emozioni appena s’impara a conoscerla. Un must per gli appassionati delle grandi vacanze in moto. Caratteristiche? La grande elasticità del suo motore di 1584 cc da 70 cavalli, prima di tutto. Questo significa che si usa pochissimo il cambio. Se lo scatto alla partenza non impressiona, sono le riprese, infatti, uno dei punti di forza di questa bicilindrica. Il comfort, si diceva, è quello di una berlina d’alto livello: impianto hi fi con il volume che si regola automaticamente, controllo della velocità di crociera, frecce a rientro automatico, sella grande e morbida come una poltrona e tanto altro ancora. Un “bendiddio” che si paga, però, a caro prezzo: 25.900 euro







LA PROVA
Harley-Davidson fino all’ultimo bullone, la Electra Glide Ultra Classic cattura l’attenzione, da ferma e in movimento, con la sua monumentalità, le cromature, l’inconfondibile sound, il set di motovaligie che ne integra le forme e il tipico cupolino da Highway Patrol. In sella ci si sente re della strada: sarà per il generoso “trono” di cuoio, per i predellini gommati davvero ampi, bassi e leggermente avanzati che rilassano le gambe (i comandi a pedale si regolano in altezza), oppure per l’alto e largo manubrio che si protende verso chi guida lasciando la schiena diritta e le braccia in posizione naturale, sta di fatto che dalla Ultra Classic non si vorrebbe mai scendere. Anche il passeggero viaggia in business class: poltrona da salotto al “secondo piano”, avvolgente e imbottito poggiaschiena con braccioli e generosi poggiapiedi regolabili in altezza, impossibile pretendere di più.
Certo che peso e dimensioni possono mettere soggezione: raddrizzare la H-D dalla stampella laterale o muoverla da fermo richiede infatti una notevole energia. Ma la Ultra Classic è come un pellicano, sgraziato a terra ed elegante in volo: è sufficiente muoversi di qualche metro perché il peso “svanisca” e ci si ritrovi tra le mani una delle moto in assoluto più equilibrate. La super Tourer a stelle e strisce risponde in modo docile ed equilibrato ai comandi del pilota e non ci vuole nemmeno tanto sforzo per riuscire a controllarla: provare per credere. Le discese in piega e i cambi di direzione sono sempre dolci, progressivi e svelti, più di quanto si immagina. L’avantreno non eccelle per comunicativa, ma è preciso e non diventa pesante nemmeno nelle svolte cittadine a passo d’uomo. Il piacere della guida in totale relax è rafforzato dalla musica dello stereo-CD Harman/Kardon® di serie.

Ma questa non è l’unica andatura che l’Electra Glide può tenere: pur se pensata per le highways americane, interminabilmente diritte, l’Ultra Classic se la cava bene anche sui percorsi misti, grazie ad una stabilità molto buona che le permette di percorrere ogni curva con le pedane che in piega arrivano a toccare l’asfalto senza che la moto si scomponga sugli avvallamenti. Altro particolare: se usata evitando di forzare la sua indole turistica, l’Ultra Classic risulta sempre neutra e non allarga mai in uscita di curva. Naturalmente le pedane limitano le possibilità di piega, ma si riescono a tenere comunque ritmi decisamente allegri. Bisogna solo ricordarsi dell’ovvia inerzia di questo “bestione”, anticipando ogni movimento.

Occorre preparare per tempo anche le frenate, perché l’impianto non è certo quello di una moto sportiva. In compenso, la Super Tourer H-D si avvale di un notevole freno motore. Il doppio disco anteriore è svelto nel rispondere, ha una buona potenza e modulabilità, ma la leva è leggermente gommosa: frenando forte la forcella affonda con evidenza, l’Harley, però, non si scompone. Per le decelerazioni necessarie quando si va a passeggio è perfetto il freno posteriore: pronto e abbastanza potente, vanta un bel “tono” idraulico al pedale, tuttavia a volte, nelle frenate improvvise e violente, tende a bloccare la ruota. Per quanto più che turistici, sono sorprendenti gli pneumatici Dunlop K591 di primo equipaggiamento: rapidi nello scaldarsi, offrono un grip davvero abbondante, che permette di piegare con le pedane per terra anche con l’asfalto bagnato.

Certo, l’Electra Glide ha una guida facile e coinvolgente, ma ciò che fa di una moto una Harley è senza dubbio l’inimitabile propulsore bicilindrico. Delle caratteristiche e del comportamento del nuovissimo Big Tween da 1584 cc, nonché della dolcezza del suo cambio a 6 rapporti, vi abbiamo già parlato in occasione della H-D Street Bob. C’è da aggiungere che questo motore si sposa perfettamente con le caratteristiche e la filosofia della Ultra Classic, quasi fosse nato solo per lei. La sua elasticità è perfetta per “arrotondare” la guida e limitare l’uso del cambio, caratteristiche importanti per una moto che fa del viaggio la sua bandiera. Il tiro è davvero poderoso, si può scendere di velocità anche con le marce lunghe e poi riaccelerare con lo stesso rapporto inserito senza alcun tentennamento del bicilindrico. Le accelerazioni non strappano certo le braccia, ma poco interessa perché qui non contano tanto le prestazioni quanto la sfruttabilità del propulsore. Dulcis in fundo, lo scarico, per quanto silenziato e strozzato dalle norme antinquinamento, prende l’anima ad ogni colpo di gas.

Per concludere, ogni viaggio con questa H-D è accompagnato da un comfort di prima categoria. Fatto salvo un certo calore trasmesso alle gambe dal motore durante le soste, la posizione di guida è molto rilassante, le vibrazioni non sono altro che un piacevole massaggio, le sospensioni filtrano bene ogni asperità stradale e la protezione aerodinamica è totale.


Opinioni tratte da Dooyoo



La harley davidson electra glide ultra classic è una moto non accessibile a tutti. Infatti il suo costo ( 47 milioni di lire) la rende oggetto di desiderio solo per pochi motociclisti. Però si acquista una moto che nel tempo, grazie soprattutto al nome harley davidson, garantisce un’ottima tenuta del valore dell’usato. Il motore che spinge la harley davidson electra glide ultra classic è l’ormai noto bicilindrico da 1449 cc che fa raggiungere una velocità di 165 km/h. A mio parere questa moto è ideale per fare del turismo.




ragazzi fidatevi di me le moto migliori al mondo sono le harley - davidson e non un modello o l'altro ce ne sono per tutti i gusti. E poi spesso si fanno degli incontri con delle moto ed anche un grande spettacolo per i più grandi appassionati! poi ci sono le officine Americana in giro per tutt italia che sanno veramente fare il loro lavoro e poi a tutti gli appassionati di harley davidson consiglio vivamente di abbonarsi alla rivista Freeway!Un altra caratteristica della moto è che più passa il tempo e più il valore sale!!!



Prova su strada tratta da Motocorse.



Beh, insomma, qualcuno pot

rebbe dire "ma è solo una moto". Ecco, sì, è una moto ma diversa dalle altre. Forse l'unica in 30 anni da cui non sarei voluto scendere, l'unica per la quale potrei anche fare qualche pazzia. Ma andiamo per ordine, queste sono forse le conclusioni, vediamo anche nel mezzo cos'è successo...
First look
Era da tempo che la cercavo, l'idea di un viaggio in sella a un vero e proprio monumento dell'American Way of Life mi attraeva molto e ora, grazie ad Harley-Davidson Italia (www.harley-davidson.it), ciò poteva tradursi in realtà. E' giunto il momento, finalmente mi trovo davanti questa fiammante Harley-Davison Ultra Classic Electra Glide, bianco perlato, fregi argento, uno splendido colore anche se preferisco le tinte scure, nero opaco su tutte. La prima impressione è quella di forza, muscolosità ma anche comodità. Tu la guardi ed immagini le grandi praterie americane, gli immensi rettilinei del Nevada, una birra di fronte al Golden Gate. E qui ti chiedi come si comporterà su terreni diversi, più nostrani, panorami e strade che il mondo ci invidia, le nostre Dolomiti. E quando sento il peso, 400 kg tondi tondi, un pelo di perplessità mi assale, insomma il Pordoi mica è paglia, i tornanti tornano e i guardrail non sempre ci sono a separare la strada dal burrone. Vabbè, ci penseremo poi, al Pordoi.
Monto in sella, è bassa, 715 mm, e comoda. Un vera poltrona ma dietro è ancora meglio, il passeggero gode di un trattamento reale, una morbida sistemazione che invita a sedersi e godere del panorama.
Davanti a me un cruscotto veramente completo, strumenti circolari di due diverse dimensioni offrono praticamente tutte le info necessarie, contagiri e tachimetro sono di grandi dimensioni con cifre chiare e ben leggibili. Altri 4 orologi più piccoli offrono le indicazioni relative alla pressione olio, voltaggio batteria, livello benzina e temperatura aria.
Proprio di fronte al guidatore abbiamo anche un impianto stereo di ottima fattura con lettore CD e radio di produzione Harman/Kardon. Il suono potente e definito viene emesso da 4 altoparlanti, due sulla carenatura anteriore e due ai lati della poltrona del passeggero.
Anche tutto il resto della moto appare indubbiamente ben rifinito e curato, Solido acciaio si alterna a plastiche molto spesse e solide con abbondanza di cromature anche sul classico motore a V che attira le attenzioni e gli sguardi degli amanti dei grossi V-Twin americani.
Le pedane sono grandi, comode e spaziose, completamente separate dalle vive vibrazioni del motore di questa Ultra Classic ELectra Glide.
Passando l'attenzione sui comandi al manubrio anche qui nulla da eccepire: la frizione è morbida e dalla corsa corta, il comando del gas oltremodo scorrevole ma scopriamo presto l'inghippo ovvero la nostra Harley-Davidson monta un modernissimo comando ride by wire, uno dei tanti pezzi di tecnologia nascosta sotto un vestito molto retrò. Anche il comando del doppio disco anteriore è ben calibrato con una frenata pastosa, non certo da superbike ma adatta alla tipologia di mezzo. Passando ai due blocchetti troviamo un certo affollamento di interruttori ma siamo in presenza dei comandi radio, quelli dell'interfono e pure quelli del cruise control. Prima di usarli tutti per bene ci vuole un minimo di apprendistato, diciamo che in un paio di uscite si impara a governare tutta questa abbondanza senza problemi.


Motore e ciclistica.

Motore e ciclistica
La nostra Ultra Classic monta il classico Twin Cam 96 da 1584 cm3, dotato di cambio a 6 marce com comando a bilanciere. Sia la trasmissione primaria quanto quella finale sono, come da tradizione H-D, a cinghia. Questo, soprattutto per la finale, dona una dolcezza estrema alla trasmissione e risulta del tutto esente da manutenzione che non sia il cambio della cinghia stessa alla fine della vita utile.
Questo V-Twin stupisce per coppia ed erogazione della stessa, abbiamo infatti 131 Nm a soli 3.500 RPM, con l'80% della coppia già disponibile a 2.000 RPM. Tutto ciò, su strada, si traduce in dolcezza e prontezza di risposta al gas in qualsiasi marcia o regime. I tornanti si possono affrontare in seconda ma anche terza marcia per poi riprendere da poco più di 1.000 RPM indicati senza rifiuti o incertezze. La potenza massima non viene dichiarata ma, come per le Rolls-Royce dei tempi andati, possiamo dichiararla "più che sufficiente". E sufficiente lo è di certo visto riesce a spingere l'Ultra Classic ben oltre i limiti anche del ritiro della patente.
Passando alla ciclisti è da sottolineare in questo MY2009 il nuovo telaio, rivisto in un ottica di maggior rigidità, in grado di offrire una precisione di guida superiore al passato. Sono infatti del tutto scomparsi i leggeri ondeggiamenti che infastidivano la guida a velocità superiori ai 130-140 km/h. Ora la Ultra CLassic fila diritta come un fuso anche in presenza di vento o asfalto non al top e parliamo di viaggiare a 150-160 km/h con giusto un dito appoggiato al manubrio gustandosi un bel cd degli Eagles.
Responsabili di questo comportamento sono anche una forcella esemplare per sostegno e scarso affondamento in frenata ed un reparto posteriore ben frenato su asfalto liscio o poco corrugato ma leggermente in crisi sui tombini più profondi.
Passando infine ai freni troviamo un impianto Brembo con doppio disco anteriore e pinze a 4 pistoncini, disco singolo al posteriore. Abbiamo anche un ABS di ultima generazione, di buona modulabilità, mai in affanno a frenare l'imponente massa della moto con tanto di passeggero e bagagli. Per ottenere il massimo da questo impianto è consigliabile agire su entrambi i comandi, senza troppo riguardo per il posteriore in quanto il peso gravante sull'asse relativo consente di sfruttarlo a fondo senza l'insorgere di bloccaggi o scompensi. L'ABS risulta al contrario poco discreto nel suo intervento, con un pulsare ben avvertibile soprattutto sul comando del freno posteriore.


La carrozzeria
Voglio spendere qualche riga anche su questa componente della nostra Harley-Davidson Ultra Classic Electra Glide. Non stiamo parlando infatti di una normale carena ma, piuttosto, di una vera e propria carrozzeria che parte dall'anteriore con uno splendido cupolone ad ali di pipistrello, dotato di flap antivento laterali e che integra nella sua parte interna il completo cruscotto. Scende poi lateralmente con ampie protezioni per le gambe per poi continuare alle spalle del conducente con l'insieme borse laterali-bauletto-schienale del passeggero. Il tutto costruito con materiali sintetici molto robusti e di abbondante spessore. Qui tutto è fatto per durare e mantenere sostanza nel tempo, non c'è una corsa all'ultimo etto in meno con carene di carta velina, gli obiettivi sono altri.
Le borse laterali e il baule posteriore hanno capacità da utilitaria e sono in grado di contenere quanto necessario ad una vacanza di svariati giorni senza dover lesinare sulla biancheria o sui vestiti, la fidanzata ringrazia.

On The Road (Again), veniamo alla prova su strada.
Come mia abitudine ho disegnato un percorso di prova adeguato al mezzo a disposizione, ovvero, nel caso della Ultra Classic, un bel viaggio in Alto Adige, confini con l'Austria. Tanta autostrada, molta statale ma anche alcuni percorsi impegnativi, tipo il Pordoi, la Val Zoldana, il Passo Fedaia. Strade tortuose con abbondanza di tornanti in cui verificare quanto un mezzo un genere sia in grado di muoversi di buon passo.
Partiamo subito con l'autostrada e siamo già nel nirvana, puntiamo il cruise control a 135 km/h di GPS e ci abbandoniamo alla musica oltre a scambiare quattro chiacchiere con la nostra passeggera, da par suo mollemente abbandonata in tanta comodità. Neppure il tempo di farci caso e siamo già vicini a Bolzano da dove iniziamo la nostra risalita abbandonando l'autostrada per risalire la val di Fassa fino a Canazei. Siamo su una statale ondulata ma tutto sommato veloce che percorriamo di passo molto allegro ma è proprio dopo Canazei, quando iniziamo a scalare il Pordoi che abbiamo le prime sorprese: l'Ultra Classic danza allegra di curva in curva, nonostante la sua opulenta massa è un piacere guidarla, arrivando a tirare la frenata dentro al tornante, piegando più di quanto la logica sembrerebbe imporre per poi spalancare il gas in uscita di curva e sentire questi due pistoni sotto il serbatoio che spingono senza fatica. Apprò, a salire di moto ne abbiamo incontrare molte e superate tante, certo non sono andature da motociclista di primo pelo, ma se tu sei capace lei ti viene dietro senza problemi. Anche a scendere poi verso Arabba i freni, a questo punto attori primari, nonostante l'imponente mole non hanno mai mostrato segni affaticamento o fading.
Insomma anche l'articolo "tornanti" viene digerito senza alcun problema, unico accorgimento necessario è quello di tenere almeno un filo di gas puntato a sostenere la curva altrimenti, se ci sbilanciamo all'interno curva a velocità così ridotta, senza supporto del motore il botto è assicurato. Appena poi usciti dal tornante si può dare gas senza ritegno anche a regimi minimi godendo di una spinta "elettrica" e sostanziosa fino all'inserimento del limitatore di giri a poco più di 6.000 giri indicati. Ma non ce n'è bisogno, si può cambiare anche prima godendo della generosa coppia offerta dal V-Twin.
A fine giornata e dopo 300 km di autostrada più altri 200 di montagna la stanchezza è quasi assente, anche la passeggera non dimostra affatto di aver subito 500 km di strapazzi motociclistici ed appare tutto sommato in forma. Il giorno dopo il copione si ripete, da Cortina al Vajont, dal Passo Fedaia al Costalunga fino di nuovo all'autostrada da Bolzano a Milano.
A fine week end saranno oltre 1.000 i km percorsi, con un consumo medio intorno ai 18 km/l, assolutamente ragionevole considerato il peso della moto e le medie tenute. Oltre 1000 km percorsi in piena comodità a prescindere dal percorso, autostrada, statale o curve di montagna poco cambia, il sorriso rimane.


Hotel California (torniamo all'inizio ma concludiamo)
Ebbene sì, non ho saputo resistere, appena presa in mano l’Ultra Classic ho subito inserito il cd degli Eagles e sono partito a tutto volume. Era qualche giorno che mi sentivo particolarmente stanco e stressato, però, mano a mano che passavano i km, mi sentivo sempre meglio e Hotel California di sottofondo, unito alla guida della Ultra Classic hanno avuto un vero e proprio effetto taumaturgico. Speravo di provare un buon mezzo da turismo e mi sono ritrovato con una moto che, potendo, mi comprerei anche domani. Non è certo il mezzo per andare in ufficio tutti i giorni in centro a Milano, sarebbe sprecata. Però in ufficio a Segrate ci andrei anche. Una sorpresa inaspettata, quindi ancor più gradita, la vera e propria essenza della serendity. Ed un dispiacere forte stamane alla sua riconsegna, quasi un dolore fisico. Però ora sto meglio e ripensando a quella comoda sella, a quel vibrante motore mi ritorna in mente Hotel California e riprendo a sorridere.





domenica 2 agosto 2009

Honda VT 1300 CX


Dal sito del sole 24 ore




Pensi ai chopper – quelle moto "dalle lunghe forcelle" come le chiamano gli amanti del genere – e pensi a Henry Fonda e Jack Nicholson che cavalcano le loro moto nel film "Esay Rider": libertà, fantasia e anticonformismo condensate in un paio di quintali di acciaio. Per questo, Honda prima di lanciare la VT1300CX in Europa, l'ha presentata negli Usa, patria dei chopper, con il nome di Fury, con una campagna pubblicitaria imponente che ha ottenuto un ottimo riscontro. Dal prossimo gennaio 2010, la vedremo anche dai nostri concessionari, in due colori, blu o nera. La ciclistica è la chiave per capire la nuova Honda, in particolare due dati: 32°, l'inclinazione della forcella, e 1.805 mm, l'interasse, davvero notevole, che rende la VT1300CX una delle moto più lunghe in commercio (la mastodontica Honda Goldwing da 417 kg in ordine di marcia misura "solo" 1.690 mm). La linea, così allungata, è semplice e pulita: il nuovo telaio tubolare è in acciaio ad alta resistenza, i cerchi e il forcellone sono in alluminio, il freno anteriore a disco singolo misura ben 336 mm (il posteriore è da 296 mm); ben nascosto il mono, regolabile nel ritorno e nel precarico (35 posizioni), che "lavora" su un'imponente gomma posteriore da 200. I chilogrammi non mancano (303 in ordine di marcia), ma come d'abitudine su queste moto, dovrebbero essere facilmente gestibili grazie alla sella "rasoterra", alta solo 678 mm. Il motore promette coppia a profusione: il bicilindrico da 1.312 cc a V di 52° raffreddato a liquido ha un albero motore a perno di biella singolo, doppi contralberi e una nuova alimentazione a iniezione elettronica. Il radiatore – insolito su una moto del genere – è "pudicamente" nascosto nella parte inferiore del telaio, mentre il manicotto superiore del radiatore è celato sotto la testata del cilindro anteriore. Il cambio è a cinque rapporti; la trasmissione a cardano elimina la manutenzione periodica richiesta dalla catena. Per il suo nuovo "1300" Honda preannuncia poi comsumi decisamente contenuti, intorno ai 20 km/l durante il normale utilizzo, che dovrebbero rendere sopportabile la scarsa capienza del bel serbatoio a goccia (12,8 litri). Naturalmente, il rumore dello scarico è fondamentale in un chopper, ma gli ingegneri Honda promettono un rombo adeguato.
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Dal sito Motorbox
Arriva anche in Europa la custom "estrema" di Honda. Una Chopper di serie base perfetta per i preparatori. Motore V2 da 1312 cc. Esteticamente identica alla Fury americana, si differenzia invece per qualche "misura".
SBARCO IN EUROPA
Negli USA si chiama Fury ed è arrivata in veste definitiva dopo una campagna teaser degna di una star. La chopperona Honda adesso però si appresta a sbarcare anche in Europa portando con sé tutto il suo carico di fascino. Una moto atipica, certamente, soprattutto perché a costruirla è Honda, una casa che non ha certo tradizione in questo genere di mezzi. La VT 1300 CX, quindi ha tutte le carte in regola per piacere agli amanti delle custom un po’ estreme, sua concorrente ideale è la Harley-Davidson Rocker.
1300 A INIEZIONE
Il motore è un V2 di 52° (tipica architettura Honda) da 1.312 cc a tre valvole per cilindro alimentato a iniezione elettronica (con un corpo farfallato da 38 mm) e con cambio a 5 rapporti e trasmissione ad albero. La potenza è di 42,5 kW (57,8 cv) a 4250 giri con una coppia max di 107 Nm a soli 2250 giri. Il raffreddamento è a liquido, anche se il tutto è occultato in modo eccellente (il radiatore è sottilissimo e inserito tra i tubi del telaio in modo quasi invisibile, il manicotto superiore si nasconde sotto la testata del cilindro anteriore). Tutto nella norma, quindi, anche se già che c’erano in Honda potevano esagerare montando il V2 1800 che già fu della VTX.
LUNGHEZZA RECORD
In compenso è la ciclistica ad essere piuttosto estrema, a fare da contrasto con un posteriore finto hardtail (il mono lavora ben nascosto), la forcella da 45 mm è lunghissima, e anche inclinata da paura, anche se, guardando i dati tecnici (andate su www.honda.com per conferma) la VT 1300 CX dichiara quote meno estreme della sorella d’oltreoceano che denuncia 38° di inclinazione (un record!) e 1.809 mm di interasse. Sulla versione europea l’interasse si ferma (per modo di dire) a 1.805 e l’inclinazione della forcella a un più "prosaico" 32°. Evidentemente le curve europee mal si sposavano con le dimensioni della Fury, o ci sono omologazioni differenti?
SELLA RASOTERRA
A parte questo le moto sono uguali quasi in tutto, l’altezza della sella è a soli 678 mm da terra, e la differenza tra le sezioni degli pneumatici è più che abbondante visto che il posteriore è un paffuto 200/50-18 e l'anteriore uno smilzo 90/90-21. Chiudono il quadro ciclistico i freni, con un disco anteriore da 336 mm e un posteriore da 296 mm.
BEVE POCO
Il peso in ordine di marcia è di 247 kg. Il lunghissimo serbatoio sulla VT 1300 CX è, in realtà, tutt'altro che una cisterna, la capacità arriva a sfiorare i 13 litri (12,8 per l’esattezza), non moltissimi, ma almeno adeguati ad offrire una percorrenza decente, visto che la VT 1300 CX promette un consumo medio di 20 km/l. Due saranno i colori disponibili, Graphite Black e Glint Blue Wave Metallic.

Yamaha Star Rider 1900



Da: motofan
http://it.motofan.com/yamaha/star-raider-1900/v

Yamaha Star Raider 1900: una americana a Roma

Yamaha è la prima marca giapponese che, solo per il mercato USA, ha creato una marca specifica per la sua linea di custom e cruiser. Si chiama Star Motorcycle e la sua ultima novità è la Raider, una moto con una linea aggressiva e peculiare, e con un comportamento fluido e sicuro degno della casa di Iwata.
La Yamaha Star Raider 1900 è una cruiser disegnata per attrarre gli amanti delle custom più estreme, gli appassionati che sognano le preparazioni più speciali, senza rinunciare però ad una tecnologia sofisticata e ad una maneggevolezza poco comune in questo tipo di moto. Il primo punto che marca la differenza rispetto alle altre Yamaha custom è la forcella aperta in stile chopper e il grosso pneumatico posteriore. Possiamo dire che si tratta della moto con le quote ciclistiche più estreme (in senso custom) mai prodotta in serie da una casa giapponese. La sfida era quella di produrre un veicolo di questo tipo rendendolo maneggevole, sicuro e facole da guidare. Le forcelle sbracate in avanti e i gommoni posteriori non sono certo d'aiuto per conseguire questi obiettivi ma sono indispensabili per l'aspetto della moto. Dopo innumerevoli tentativi con varie geometrie, Yamaha, soddisfatta, ha dato la luce verde ad un progetto che per molti sembrava poco amico della produzione in larga scala.


Black Art
La Raider non è special solo nelle geometrie del telaio ma anche nelle finiture, che si arricchiscono con elementi di Black Art, una forma d'esperessione abbastanza diffusa negli States. Per capirci, si fanno sparire elementi altrimenti cromati per altri con finiture nere e che interessano la forcella, i copri carter, il manubrio, le piastre di sterzo, il faro o gli indicatori di direzione. L'intenzione è quella di essere alla moda e di saper evocare quelle linee base di pensiero che oltreoceano animano i motociclisti più esigenti. Si sono quindi tenute presente come fonti di ispirazione concetti come "malvagia, diabolica, gotica, moderna etc.", che normalmente non appartengono all'universo delle due ruote. Di fatto Raider in inglese si potrebbe tradurre con bandito, un concetto in linea con l'idea che vuole suscitare questa moto.

V Twin alla giapponese
Il motore bicilindrico della Raider è derivato da quelli della serie XV e si presenta come una sapiente unione di classico e moderno. Il tiro ai bassi è garantito da un grosso airbox (per questo tipo di moto) da 3,5l e dal conosciuto sistema EXUP montato sullo scarico 2 in 1 in 2. Parliamo di circa 17kgm a 2500 giri e un picco di potenza attorno ai 110cv a 4500 giri. Un altro elemento che caratterizza questa Raider è il manubrio elevato: il pubblico americano adora condurre con i pugni all'aria.



Telaio in alluminio
L'elemento fondamentale per combinare tutti questi elementi tra loro contrastanti è il nuovo telaio (e forcellone) in alluminio, sviluppato con lo stesso criterio con cui si produce quello della R1 e della R6, ovvero per pressofusione sottovuoto. Oltre ad un'ottima rigidità garantisce anche un peso contenuto. Il motore è un'unità V2 a 48º, raffreddata ad aria, di 1854cc. e dotato di teste a 4 valvole azionate da aste e bilancieri da un albero a cammes situato nei carter giusto al centro della V che formano i cilindri. Nuovo è il sistema di trasmissione a cinghia che, a causa della larghezza fuori dal comune del pneumatico posteriore, è stata ridisegnato per non entrare in contatto con quest'ultimo.Le ruote sono da 21" all'anteriore e 18" al posteriore, misure "giuste" per una chopper, rafforzate nella loro particolarità dai pneumatici da 120/70 all'anteriore e da 210/40 al posteriore. L'aspetto è quello di un anteriore slanciato e di un posteriore basso e compatto. La frenata è affidata ad un impianto di qualità con un doppio disco da 298 davanti, lavorato da pinze monoblock Yamaha 4 pistoncini e da un disco da 310 al posteriore. Il serbatoio, da 15 litri, si estende fin sotto la sella, contribuendo ad abbassare il baricentro e rendendo quindi più facili le manovre a moto ferma.

Come va
Una volta in sella il comportamento sorprende positivamente, visto che la posizione di guida non è estrema come ci sarebbe da aspettarsi, i comandi sono tutti molto precisi e morbidi (cambio, frizione) e la frenata è all'altezza delle aspettative. La risposta del motore è sempre generosa e morbida, grazie alla nuova iniezione con iniettori a 12 punti, e grazie alla ottima coppia disponibile già da 2500 giri.La maneggevolezza è la sorpresa più interessante: le premesse non sono buone ma il comportamento dinamico le smentisce. La Raider funziona bene e può entrare nelle curve lente senza "cadere", così come può affrontare le veloci senza che la stabilità venga meno. La sensazione è quella di avere dietro una ruota più stretta. Il trucco sta nelle geometrie: 34º d'inclinazione canotto +6º ottenuti con le piastre della forcella, che non mantengono così il parallelismo tra la linea del canotto e quella della forcella. L'aspetto è lo stesso, la guidabilità migliorata. In generale possiamo concludere che la Raider riesce a soddisfare un po'tutte le esigenze, risulta comoda e maneggevole (per essere una custom-chopper) e ben frenata, inoltre il motore è un punto avanti rispetto a molte concorrenti per la fluidità e la coppia che offre su tutto l'arco di utilizzo. I consumi (oltre 15km/l) sono soddisfacenti. La protezione aerodinamica è sotto certi aspetti sorprendente: la sella bassa e il manubrio alto proteggono abbastanza bene dal vento e la posizione a "pugni all'aria" è sopportabile, anche in autostrada. In conclusione si tratta di una moto meno estrema di quello che sembra e che offre caratteristiche tali che permettono di utilizzarlo più di quello che si immaginerebbe. Per il momento in Europa non è disponibile, ma temiamo che quando lo sarà i prezzi saranno abbastanza elevati.





sabato 1 agosto 2009

Harley Davidson Gamma 2010




La gamma Harley-Davidson si rinnova e propone ben quattro nuovi modelli, attesi per il 2010. Non si tratta di novità assolute, piuttosto di versioni riviste e aggiornate per stile e contenuti, ma che mantengono inalterati i tratti caratteristici della Casa di Milwuakee. Vediamo di cosa si tratta:

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Harley-Davidson Electra Glide Ultra Limited

La touring per eccellenza, regina della gamma Harley, offre ora prestazioni maggiorate, grazie al motore Twin Cam 103, che eroga l’11% in più di coppia rispetto al motore Twin Cam 9installato sui modelli Touring di serie, con un conseguente e significativo miglioramento delle prestazioni. L’impianto frenante Brembo con ABS, doppio disco anteriore e singolo posteriore, le manopole riscaldabili, l'antifurto Harley-Davidson Smart Security System, la griglia portapacchi sul bauletto Tour-Pak, le borse interne per borse laterali e Tour-Pak e la presa di alimentazione da 12V/15amp posta nel bauletto, sono tutti elementi di serie sul modello Ultra Limited, mentre precedentemente erano opzionali.

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Harley-Davidson Dyna Wide Glide

Il Dyna Wide Glide 2010 è un nuovo modello Harley-Davidson Dyna caratterizzato dallo stile inconfondibile dei chopper “old-school”. Il manubrio “Drag bar” e i comandi a pedale in posizione avanzata riescono a conferire al pilota la giusta postura da “easy rider”. Le altra caratteristiche di questo modello sono i cerchi a 40 in colore nero, con raggi cromati, l’altezza sella di soli 680mm, lo scarico cromato con paracalore Tommy Gun, sissy bar in colore nero e parafango posteriore accorciato all’essenziale.

Harley-Davidson Fat Boy Special

Rifinito in cromo satinato e in black denim, il Fat Boy Special è dotato di una sella rimodellata e di un manubrio che contribuiscono a fare in modo che il pilota sembri parte della moto. Rispetto all’originale Fat Boy, la nuova Fat Boy Special è ora più dark e ancora più bassa.

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Harley-Davidson XR1200X

Questa Harley prende spunto da una delle moto da corsa più affermate nel mondo, la XR750 e la XR1200. Anche la nuova XR1200X non vuole essere da meno. In particolare per quanto riguarda il look, aggressivo al massimo: il motore nero, le forcelle a steli rovesciati, il codino, il serbatoio e il parafango di colore nero opaco sottolineano al massimo la cattiveria di questa particolare “sportiva”. Oltre all’aspetto però c’è anche tanta sostanza: gli ammortizzatori Showa a taratura sportiva e i freni a disco offrono un controllo più sicuro e una frenata più efficiente, mentre i potentifreni Nissin, insieme ad una superba ergonomia di guida, la rendono adatta a qualsiasi percorso.

Dal sito Virgilio motori.
Harley-Davidson 2010
Martedì 28 Luglio 2009

Pronte le novità Harley per l’anno venturo. Dopo aver rivoluzionato le touring quest’anno a Milwaukee hanno messo mano alle altre moto della gamma. Poche rivoluzioni ma tanto carattere.
Stefano Cordara

Il momento non è così brillante da lanciarsi in voli pindarici e Harley-Davidson ha già fatto molti sforzi nel 2009 per rivoluzionare la famiglia touring. Per il 2010 quindi si concentra su altri modelli della sua sterminata gamma con qualche nuovo arrivo e parecchi aggiornamenti. Eccole nel dettaglio, per ora. Per sapere come vanno non dovrete aspettare molto. Presto saremo a Milwaukee a provarle.


XR1200X La più sportiva tra le Harley si dà un ulteriore tocco di aggressività, con questa nuova versione X. La colorazione "all black" è di sicuro la cosa che salta più all’occhio ma la 1200 X porta in dote anche nuove sospensioni. Gli ammortizzatori sono a gas con serbatoio separato e regolazione dell’idraulica. Anche la forcella è nuova e sebbene il comunicato non lo scriva pare proprio che sia dotata anche lei della regolazione del precarico, almeno a vedere quella vite piazzata alla base dello stelo che sulla vecchia versione era assente. Il motore 1200 da 90 cv è confermato in toto.


ELECTRA GLIDE ULTRA LIMITED Nome in codice FLHTK, tanto per cambiare restiamo nelle sigle incomprensibili di Harley-Davidson. La sostanza dice invece che questa "limited" è una Ultra speciale che prende, almeno in parte, molti particolari da quella che era la CVO dello scorso anno. A partire dal motore da 103 pollici cubi (1.700 cc) capace di erogare più cavalli ma soprattutto una coppia di 136 Nm a 3.500 giri. Il cambio a sei marce riceve un ingranaggio elicoidale anche sulla quinta marcia (prima sempre soggetta ad un fastidioso fischio) per aumentare la silenziosità. Aumentano ovviamente anche la dotazione con manopole riscaldate, bauletto e borse laterali Tour Pack con presa di corrente, cerchi a 28 razze, nuovo fondo della strumentazione, e verniciatura bicolore dedicata espressamente a questo modello.






DYNA WIDE GLIDE è un nuovo tassello della gamma Dyna e riporta in auge il chopper nella sua essenza più pura. Gommone generoso (180) al posteriore e gommetta smilza all’anteriore, cerchi a raggi e forcella (con steli da ben 49 mm) molto inclinata (34°), sella rasoterra (solo 680 mm). Anche il suo motore da 1570 cc riceve un nuovo ingranaggio della quinta marcia con denti elicoidali per migliorare la silenziosità. Il manubrio è un "Drag Bar" con cablaggio integrato.


FAT BOY SPECIAL Ennesimo elemento della gamma "dark" di Harley-Davidson, la Fat Boy Special è più bassa della versione da cui deriva. Gioca alla grande sulla alternanza tra il nero e il satinato. Gomme extra large (200 al posteriore, 140 all’anteriore) piazzate su cerchi lenticolari. Il motore in questo caso offre 125 Nm di coppia a 3500 giri e come tutti i V2 della serie "grande" adotta il nuovo ingranaggio della quinta a denti elicoidali.



Dal sito del Sole 24 Ore

http://www.motori24.ilsole24ore.com/Moto-Novita/2009/07/harley-davidson-Electra-Glide-Ultra-Limited-Dyna-Wide-Glide-Fat-Boy-XR1200.php

Mario Cianflone
La casa americana sfida i tempi di crisi e svela quattro nuove motociclette: Electra Glide Ultra Limited, Dyna Wide Glide, Fat Boy e XR1200



Quattro nuovi modelli per Harley-Davidson. Il gruppo americano sotto pressione per la crisi (ha chiuso il secondo trimestre con una contrazione delle vendite in tutto il mondo del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e gli utili sono scesi a 19,8 milioni di dollari) svela la gamma 2010 dove spiccano le rinnovate Electra Glide Ultra Limited, Dyna Wide Glide, Fat Boy e XR1200. Andiamo per ordine. Il modello Electra Glide Ultra, al vertice della nuova gamma, è dotato, di serie, di elementi che normalmente sono disponibili soltanto come optional. Monta il motore Twin Cam 103 che però è stato modificato ed eroga l'11% in più di coppia (136 Nm a 3500 giri/min) rispetto al motore Twin Cam 96 installato sui modelli Touring di serie, con un conseguente e significativo miglioramento delle prestazioni. L'iniezione elettronica è sequenziale, mentre il propulsore è fissato al telaio tramite supporti elastici ed è abbinato ad un cambio Cruise Drive a 6 marce, con il rapporto più alto di riposo per la guida in autostrada. Proprio sulla trasmissione, la novità per il 2010 è l'ingranaggio elicoidale anche sulla quinta marcia. Il sistema di scarico 2-1-2 è stato progettato per minimizzare l'esposizione, del pilota e del passeggero, al calore e l'Ultra Limited è dotato di deflettori intermedi posizionati in prossimità della sella per isolarli ulteriormente. L'impianto frenante è realizzato da Brembo ed è equipaggiato con Abs, doppio disco anteriore e singolo posteriore. Nella dotazione di serie si trovano: manopole riscaldabili, antifurto Smart Security System, griglia portapacchi sul bauletto, borse interne per borse laterali e presa di alimentazione da 12Volt per 15ampere posta nel bauletto. Una speciale verniciatura bicolore sarà disponibile solo per l'Ultra Limited, che è anche dotata di specifici cerchi in lega di alluminio a 28 razze con cromatura a contrasto, di una nuova strumentazione "effetto titanio" e di fregi Ultra Limited posizionati in cinque punti diversi.
Completamente rinnovata, la Dyna Wide Glide si presenta con uno stile chopper molto retrò, di scuola classica, con cerchi a raggi.
La moto esibisce una livrea nera dove spicca un corto parafango posteriore, un sissy bar nero e uno scarico 2-1-2 con paracalore «Tommy Gun».
Su richiesta è possibile ottenere una verniciatura speciale con motivo a fiamme arancioni e gialle. Forse non elegantissima ma adeguata alla moto. Questa H-D, dal marcato sapore Easy Rider è spinta dal classico bicilindrico Twin Cam 96 che eroga una coppia massima di 126 Nm a 3500 giri/minuto.
Il motore è rifinito con una verniciatura a polvere nera con coperchi valvole e frizione cromati.
Il cambio Cruise Drive a 6 marce è ora dotato del nuovo ingranaggio elicoidale anche sulla quinta marcia per una maggiore silenziosità.
I dettagli stilistici della Dyna Wide Glide comprendono l'alloggiamento della batteria sotto la sella, gli ammortizzatori posteriori a vista e il serbatoio carburante da 17,3 litri con il tachimetro installato sulla console carburante.
Tra le caratteristiche spicca l'altezza sella a soli 680mm da terra grazie alle sospensioni anteriore e posteriore ribassate, la forcella da 49 mm inclinata di 34 gradi, i cerchi a 40 raggi in acciaio, in colore nero con raggi cromati, gli specchietti e corpo faro neri che si intonano ai riser e il manubrio "Drag bar", il serbatoio carburante inclinato di 19mm per mettere in risalto il profilo chopper della Wide Glide e infine la sella monoposto ribassata con sellino del passeggero separato.La rinnovata Fat Boy Special è una versione "dark" e ribassata di una motocicletta che è ancora una vera icona del segmento "pesi massimi custom". Rifinita in cromo satinato e in Black Denim appartiene alla gamma Softail contraddistinta dalla caratteristica sospensione posteriore il cui design riproduce fedelmente le linee di un telaio hardtail d'altri tempi (senza sospensioni posteriori), ma il comfort e la tenuta di strada sono assicurati da una sospensione moderna celata sotto lo chassis. Il motore è il noto bicilindrico Twin Cam 96B, alimentato a iniezione elettronica sequenziale, dotato di contralberi di bilanciamento per ridurre le vibrazioni, fissato al telaio tramite supporti rigidi. Eroga 125 Nm a 3500 giri/min.
Il propulsore ha un look cattivo. È, infatti, rifinito con una verniciatura a polvere nera con coperchi valvole e trasmissione primaria in cromo satinato.
Infine, la nuova XR1200X è una moto interamente rinnovata che riprende la filosofia costruttiva della XR750, modello da corsa tra i più affermati al mondo. Evoluzione del concetto XR, si arricchisce di uno stile grintoso. L'alloggiamento del motore, la forcella a steli rovesciati, il codino, il serbatoio e il parafango, tutti in colore nero opaco gli conferiscono un aspetto più "cattivo". La moto, dal sapore e dalla impostazione europea, nasce per dare fastidio alle nipponiche più accreditate. Monta un motore a iniezione da 1.200 cc equipaggiato con sofisticato sistema di raffreddamento delle teste ad olio. Il cambio è a cinque marce e set di pneumatici, mentre gli pneumatici Dunlop Qualifier sono realizzati ad hoc questi per questo modello. Il look, da vera dirt bike, traspare alla prima occhiata: verniciatura e la grafica retrò riflettono il retaggio Harley, mentre il contachilometri stile flat track, il sistema di scarico, il codino e le ruote esprimono un'impostazione decisamente moderne.





Dal sito Motorbox
http://www.motorbox.com/Moto/VisteeProvate/HarleyDynaWideGlideeFatBoySpecial_prova.html

PASSIN PASSINO
Non è certo questo il momento di lanciarsi in rivoluzioni della gamma o nel lancio di novità mirabolanti. Anche per un colosso da 300.000 moto all’anno come Harley, il mercato è quello che è. Per cui, quando si è trattato di aggiornare la gamma per il 2010, a Milwaukee ci sono andati un po’ cauti. Le novità non sono così numerose, ma la famiglia delle Big Twin Harley si completa comunque con dei nuovi arrivi di cui la Dyna Wide Glide e la Fat Boy Special sono due degne rappresentanti che interpretano sicuramente due modi differenti di intendere e vivere il mondo Harley.
HARLEY GROSSE, MA DIVERSE Differenti per spirito e filosofia, queste due moto condividono le migliorie tecniche che Harley ha introdotto quest’anno sui motori della serie "grossa". Migliorie soprattutto alla trasmissione che riceve un nuovo ingranaggio della quinta a denti elicoidali che elimina del tutto il fastidioso sibilo che caratterizzava le moto fino ad oggi quando si innestava questo rapporto.



STRETCHATA
Di sicuro la più "selvaggia" tra le due è la Dyna che torna in gamma e riporta in auge il chopper nella sua essenza più pura. Appoggiata sui suoi 1715 mm di interasse, la Dyna punta forte ovviamente sull’effetto scenico, tanto che è quasi irrinunciabile la colorazione fiammeggiante affiancata a quella classica nera. Gommone generoso da 180 al posteriore e "gommetta" smilza all’anteriore con cerchio da 21 pollici, cerchi a raggi e forcella inclinatissima (ben 34%) con steli da ben 49 mm fanno pensare a qualcosa di non molto agile sullo stretto.

SELLA RASOTERRA
In compenso le Dyna in America sono le moto preferite dalle Harleyste perché tra i loro pregi hanno la sella rasoterra: solo 680 mm così che i 295 kg alla fine sono gestibili da tutti. Naturalmente parlare di finiture qui è perfettamente inutile, chi consoce Harley sa bene che verniciature e cromatura sono il loro punto di eccellenza, in più la Dyna si fa notare per il manubrio Drag Bar con cablaggio integrato, tradotto: in giro non ci sono cavi o fili a parte quello della frizione.



GIÙ DI SELLA, GAMBE AVANTI
Lo ammetto, questo non è il mio genere di moto non fosse altro per la mia conformazione fisica poco propensa a raggiungere comandi così lontani. Per cui, per me, la posizione allungatissima in avanti della Dyna non è proprio il massimo. Tuttavia questa moto sorprende per come sia agile alle basse andature. Nonostante il peso e la forcella "sdraiata" la Wide Glide si lascia condurre con disinvoltura anche a velocità da parata (che poi è quella normale negli States) mostrandosi equilibrata e piacevole.

SU I TALLONI
L’angolo di piega è quello che è, e la curiosità è che, se esagerate, la prima cosa che tocca l’asfalto sono i… talloni. La grande differenza di sezione tra gli pneumatici alla fine non si sente più di tanto, piuttosto a indurre ad un andamento tranquillo è il freno anteriore, con un singolo disco che francamente ha il suo bel daffare per fermare la mole della Dyna. Ma del resto non si può nemmeno pretendere molto di più vista la sezione del pneumatico anteriore.



TANTA COPPIA, POCHI GIRI
Il bicilindrico è sempre lui, agitato nel telaio quando è al minimo, pacato quando si va in giro, ha naturalmente nell’erogazione della coppia il suo punto di forza e volendo spinge anche con un certo brio. Da segnalare che, finalmente il fastidioso sibilo della quinta, prima presente in ogni Harley, è scomparso. Chi avrà da dire è di sicuro il passeggero, "accomodato" (si fa per dire) su uno strapuntino di sella davvero piccolo e con una maniglia per appigliarsi la cui sezione andrebbe bene per le mani di un bambino. Ma le donne degli Harleysti si sa, non sono certo nuove a queste "prove d’amore".



GROSSA, DI NOME E DI FAT..
Se la Dyna punta grosso sulla sua snellezza, la Fat Boy, a partire dal nome stesso, vuole invece essere molto più "corposa". In effetti questa versione special fa davvero la sua figura. Ennesimo elemento della gamma "dark" di Harley-Davidson, gioca alla grande sulla alternanza tra il nero (lucido o opaco) e l’alluminio satinato che di fatto le regalano una presenza scenica davvero notevole. Per lei gomme extra large (200 al posteriore, 140 all’anteriore) piazzate su cerchi lenticolari che non fanno che aumentare il senso di opulenza.

MOTORE B
Il motore (in versione B, ovvero montato rigidamente nel telaio e con il contralbero come su tutte le softail) in questo caso offre 125 Nm di coppia a 3500 giri e come tutti i V2 della serie "grande" adotta il nuovo ingranaggio della quinta a denti elicoidali. Colorazioni a parte, le differenze con la Fat Boy normale sarebbero nell’altezza da terra. La Special avrebbe sospensioni ribassate, ma usiamo il condizionale perché questo accade solo sul modello statunitense. Quella destinata ai "piegatori" europei ha, infatti, sospensioni normali. Per capire il perché basta guidarne una fino alla prima rotonda (meglio ancora sulle belle strade delle Hills Mountains dove le abbiamo provate noi).



PIEGA ZERO
Nonostante le "gommone" la Fat Boy ha una ciclistica davvero ottima, ma le pedane molto larghe limitano la luce a terra a pochi gradi prima che il metallo si vada a consumare sull’asfalto con contorno di concerto "metal" figuriamoci come potrebbe essere con le sospensioni ancora più basse... Peccato perché l’equilibrio dinamico della moto è davvero notevole e permetterebbe anche di divertirsi un po’. Lo ammetto, la Fat Boy mi ha conquistato perché ha una posizione di guida decisamente azzeccata (e più adatta a uno della mia taglia), perché si siede in basso (sella a 680 mm) con braccia e gambe posizionate in modo molto rilassato. Non sono un estimatore del motore "B", che trovo sempre un po’ più ruvido (e rumoroso meccanicamente a causa dei trascinamenti dovuti al contralbero) nell’erogare la potenza rispetto a quello montato elasticamente, però sulla Fat Boy non mi è dispiaciuto affatto.

VOGLIO DUE DISCHI
Unico appunto;se fosse mia, mi adopererei per montare un secondo disco anteriore, non tanto per la potenza frenante che è adeguata quanto per la dissimmetria della frenata. Ok, forse il secondo disco toglierebbe un po’ di fascino all’estetica ma di sicuro si annullerebbe quell’evidente svergolamento della forcella in frenata che caratterizza la Fat Boy con il monodisco, di fatto l’unico neo che mi sento di attribuirle.

La nostra tipica vacanza


La Nostra Tipica Vacanza
Del Tatuato
Foto di Rosalba Gentile
Dal sito: Anima Guzzista


Vi voglio raccontare la nostra ennesima avventura capitataci sempre perchè, in fondo, mi sento un piccolo meccanico mancato... per dimostrarvi l'ennesima volta che quello che racconto non sono mie fantasie ma reali cazzate che faccio... per cercare di riprendermi il trono da minchione che questo anno ho perso in favore di Enrico che ha REGALATO un Daytona nero... robetta. Scusate... non sono uno scrittore ma proverò lo stesso a raccontarvi...
Allora tutto comincia il giorno prima della partenza... dopo un anno veramente particolare non vediamo l'ora di partire... tutte le persone di questo mondo il giorno prima di partire che fanno???... bravi risposta esatta... PREPARANO I BAGAGLI... ma noi non siamo di questo mondo allora decidiamo di liberare un pò il frigo e preparare qualcosa per non buttare tutto al nostro ritorno... ancora ricordo le parole famose:"non ci mettiamo tanto"... alle sette di sera stavamo ancora facendo... stavamo?!?!... diciamo che solo Rosalba stava ancora lavorando dopo aver fatto la marmellata, le melanzane in tutte le sue varianti... fritte, a polpetta, impanate... due me le sono anche messe in .... per farle sparire... non mi è dispiaciuto affatto. Ma finalmente tutti puzzolenti di fritto e di cotture varie cominciamo a preparare i bagagli... io che sono una mente fine più di Ghandi e del commissario Rex decido di andare a controllare la moto... il vero guzzista lo fà... anche se ci hai viaggiato fino a 10 minuti prima... non si sa mai cosa possa succedere durante la sosta in garage... allora è sicuramente meglio assicurarsi che tutto sia posto... anche se non sai quale è il posto giusto... ma lo controlli uguale. Tutto perfetto tranne che manca un milligrammo di olio nel motore... cosa gravissima per un vero guzzista minchia... la sua guzzi alla partenza deve essere perfetta... e io che so perfetto nella mia imperfezione, ci aggiungo un pò d'olio.


Finalmente arriva il giorno della partenza... lei mi chiede:"Posso partire con i scarponcini nuovi"... dubbio amletico... io:"ma certo non c'è problema"... puzziamo ancora di fritto al gusto melanzana... ma ora cominciano le vacanze. Siccome io sono per le partenze intelligenti decidiamo per partire alle 08:00... è Venerdì... e siccome de intelligente non me vengono neanche le partenze decido di prendere la litoranea, per non fare tutta autostrada... so una cima... de Venerdì... alle 09:00... di Agosto... prendere la litoranea è da menti superiori... l'unico piccolo intoppo è che c'è un traffico della zozza... chissà perchè... forse so tutti intelligenti come me... oppure stanno andando al mare???... ma siccome sò bono dentro penso che il tutto sia causato da una concentrazione di intelligenze superiori. Arrivati vicino Napoli decido di prendere l'autostrada per evitare quella massa di menti superiori che affolla la litoranea... prendo er biglietto ar casello e comincio a camminare... deciso a superare Napoli e poi riuscire e fare qualche strada carina... comincio a viaggiare sui 150/160 km/h di contakm... effettivi saranno stati 130... dopo un pò sento la moto che perde dei colpi ogni tanto... strano... comincio a controllare e a stare più attento... mi guardo la moto... ma niente, sembra che vada tutto bene... mi guardo il panorama... forse è solo l'impressione... la paura... il meccanico che è in me che vuole aggiustare per forza qualcosa... l'unica cosa che mi da fastidio sono gli specchietti un pò annebbiati... dopo poco un altro piccolo strattone... e mi si affianca una moto... rallento... quello mi urla:"FAI FUMOOOOOOOOO"... cazzo non erano gli specchietti annebbiati... era fumo bianco... mi fermo alla piazzola(si è fermato anche l'altro motociclista grazie)... guardo la moto... e mi si ferma il cuore... guardo gli scarponcini di Rosalba ed er core prima ricomincia a battere e poi se suicida... TUTTO IMBRATTATO D'OLIO... dopo essermi ripreso dall'infarto ecco la frase micidiale di Rosalba:"non ti preoccupare per le scarpe, pensa alla moto"... no cazzo... NOOOOO... stè frasi buoniste noooo... insultame... mename... ma stè frasi noooo... me sento più merda di quello che sono. Controllo e vedo che l'unico problema è che la moto ha risputato solo l'olio in più che qualche minchione gli aveva aggiunto... basta svuotare la bottiglietta del recupero olio(io non ho più il filtro dell'aria e ho fatto la modifica per il recupero dell'olio) e dare una lavata alla moto imbrattata... riferisco a Rosalba della mia minchiata e lei mi risponde:"vedi non ti sei fidato di lei e lei ti ha punito"... cazzo ma il guzzista non ero io??? Rosalba comincia a saperne troppo sul guzzismo... dovrò eliminarla. Ripartiamo e arriviamo fino al primo autogrill... dove a fronte del pagamento del pedaggio si offrono infiniti servizi... COR CAZZO... l'unico servizio per un motociclista è er bagno. Neanche un imbuto per l'olio... e un litro d'olio te costa un rene... fanculo... di una pompa per lavare un pò la moto non se ne parla. Allora decidiamo di ripartire e uscire al primo casello e andare in cerca di un autolavaggio. Usciamo a Capua e andiamo in cerca di un autolavaggio... lo troviamo lontano dall'autostrada... perchè fa più figo. Ci fermiamo e spiego quale è il mio problema, il tizio dell'autolavaggio mi risponde che non lavano le moto... io gli spiego che devo solo levare un pò d'olio dalla moto e dalle mie orecchie... lui molto gentilmente accetta e mi dice di aspettare il mio turno. Arrivato il mio turno gli dico se vuole che lavi io la moto:"non le voglio creare disturbo ci penso io"... lui:"non ti preoccupare sono un mago con le moto"... accende la lancia... e io chiudo gli occhi... li riapro e vedo lui che aggredisce la mia moto con la lancia termica alla barda spaziale de Goldrake... io:"no non si preoccupi li sotto non c'è bisogno che la lavi"... lui:"non ti preoccupare sono un mago con le moto"... io:"non c'è bisogno di lavare la strumentazione"... lui:"non ti preoccupare sono un mago con le moto"... io:"NO DIRETTO SULLO SPINTEROGENO"... lui:"non ti preoccupare sono un mago con le moto"... io:"ALLORA SPARISCIIIIIIIIII"... lui:"scusa che hai detto???"... io:"ehm... grazie può bastare così"... è stato di un gentilezza unica peccato che lui con le moto era un mago... ora sotto il sole aspetto che si asciughi l'acqua, con la speranza che la moto riparta. Intanto svuoto la boccetta dello sfiato dell'olio... cosa semplice basta sfilare il tubo, svuotare l'olio e rimettere la boccetta. La moto riparte... ringrazio il signore per la gentilezza e per avermi fatto scoprire parti cromate che non pensavo avere sulla mia CaliII... poi ora dovrebbe andare tutto bene l'olio in più è tutto uscito.


Riprendiamo l'autostrada, siamo in forte ritardo, ma siamo in vacanza. Provo la moto sembra andare bene, controllo se vedo dell'olio ma sembra tutto a posto. Dopo un centinaio di km sento di nuovo la moto balbettare... prego che non sia vero... ma purtroppo guardo in basso e vedo olio ovunque... anche sui pantaloni di Rosalba... il prossimo autogrill è troppo lontano... mi fermo ad una piazzola di sosta ATTREZZATA... DU ALBERI DE MERDA (paghi quindi hai dei servizi)... guardo attentamente la moto la boccetta dello sfiato è vuota... da do cazzo viene tutto st'olio???
Decido di tirare giù il serbatoio... che è un operazione semplice... basta tirare su la sella... che è un operazione molto semplice... basta staccare il bauletto dietro... che è una cosa molto semplice... basta sganciare tutti i legacci che hai fatto... ma quanto è semplice dire una fila di parolacce infinite. Dopo tutto stò sempliciume, tiro giù il serbatoio e vedo subito il problema... per tirare facilmente fuori la boccetta dello sfiato olio... HO STACCATO ER TUBO DELLO SFIATO DELL'OLIO... però vuoi mettere che la boccetta è asciuttissima. Il problema adesso è che non riesco ad infilare più il tubo nella sua sede con tutto l'olio e poi IL TUBO si è anche rovinato un po'. Riesco a sistemare, almeno per arrivare a destinazione, poi provvederò meglio... rimangono due problemi, uno sono quasi senza olio e due siamo di nuovo imbrattati come patatine fritte. Dei signori fermi in sosta con il loro camper ci vengono in soccorso e recuperiamo dei tovaglioli di carta per togliere almeno un po' di olio e decidiamo di ripartire per arrivare fino all'autogrill... sono con pochissimo olio ma non possiamo restare lì.
Arrivati all'autogrill compro un litro d'olio in cambio gli lascio un polmone, due denti d'oro e una sorpresina Kinder... che servizi... metto l'olio con un giornale arrotolato... l'imbuto è da fighetti. Decidiamo di ripartire ed uscire al primo casello per trovare un autolavaggio... c'è chi gira per i musei, chi per le montagne... a me e Rosalba piace girare gli autolavaggi di Italia... tutti hanno una loro caratteristica e se non lo fate anche voi almeno una volta nella vita, non potete capì che ve perdete. Arrivati all'autolavaggio chiedo se è possibile lavare la moto... mi rispondono di si... io:"non si preoccupi la lavo io"... lui:"mi dispiace ma l'addetto sono io e solo io posso usare la lancia"... MA CHE CAZZO... ma sò capitato in un mondo parallelo dove tutti sono gelosi de sta cazzo de lancia... come se fosse un simbolo fallico... cazzo ma proprio per quello prestalo... io il mio simbolo lo darei in mano a tutti... io:"guardi solo una pulita alla ruota e al freno"... lui:"fidati"... intanto prende la boccetta di un prodotto, la sta per spruzzare sopra la moto... faccio in tempo a metterci la mano davanti che lui dà una spruzzata... io:"FERMAAA... AAHHHHHH"... che cazzo di dolore, me sembra che me se stà a dissolve la mano... corro a lavarmi le mani... torno e lui mi ha spruzzato tutta la moto cò stò prodotto importato da Plutone... lui:"Devi stare attento questo prodotto è una bomba"... lo volevo uccidere... ma anche lui imbraccia la sua poderosa arma, scettro del potere e comincia a lavarmi la moto... ce mancava solo che ce lanciava due lame rotanti...
Alla fine del lavoro il risultato è stato che... la moto non era più sporca d'olio... che ho i copri testa color ferro zincato(ora si che ho un vero cancello)... e che me s'è persa la vite del parabrezza(ma come cazzo ha fatto a svitare una vite dal parabrezza che non doveva neanche lavare)... me ne vado... ma mi devo fermare subito perchè er parabrezza non parabrezza più... vibra e basta... trovo uno che fa impianti GPL gli chiedo una vite e stringo il parabrezza... riparto ma per paura che il tubo non regga non tiro tanto... dopo diversi autolavaggi veramente caratteristici, 29 euri di autostrada... anzi di servizi, 50 di benzina e 250 euro di acqua e Gatorade (cazzo che caldo faceva!) arriviamo a destinazione.
Dopo diversi giorni di riposo, rismonto la moto, sistemo la bottiglietta con nastro isolante e uno straccio Vileda... perchè quello de Dolce e Gabana era finito... in modo che se perdiamo un pò d'olio non ci crei dei problemi... l'accendo... tutto a posto... spengo... chiamo Rosalba per andare a mare, accendo la moto e va uno... che simpatico diversivo... la paura mi assale... ma fortunatamente è solo una candela incrostata da tutto l'olio finito nel cilindro passando dai filtri del carburatore... Il giorno prima di partire mi ritrovo completamente la moto incartata con la carta igienica... gli amici sono previdenti e delicati... magari così non sporcavo in giro le autostrade italiane...
Ripartiamo per casa e l'ultimo colpo me lo dà Rosalba sull'autostrada... come controllo sicurezza faccio alzare, ogni tanto, la gamba di Rosalba e guardo lo scarponcino... pulito!!! nessun problema... viaggiavamo a velocità fissa per non sforzare la moto... ma ad un certo punto si fulmina la lampadina del contakm... era ancora quella originale ma era cosa buona e giusta che si rompesse in quel momento... ero troppo attento a guardare la velocità, ora non vedo più la velocità ma vado ad orecchio... dopo un paio di parolacce sento Rosalba che mi chiama... rallento... lei:"BUTFSGUDJIOAO"... io:"che hai detto???"... rallento ancora... lei:"BUTTAFUORI"... cazzo mi fermo di botto bestemmiando... cazzo se lo dice lei sta buttando fuori tutto l'olio... mi fermo alla piazzola... scendiamo e comincio a guardare la moto... ma niente olio... io:"Rosalba che c'è???"... lei:"pensavo che avessi capito?!?!" io:"Che cosa???"... lei:"Devo far registrare BUTTAFUORI, il programma che fanno su Raitre, da mio padre"... sorriso... parolaccina... e si riparte.
La morale è sempre la stessa... la nostra Guzzi riesce sempre a riportarci a casa, nonostante le mie minchiate... sono un vero minchia!!!

Motociclisti. Strana specie.

Honda Shadow 750 contro Yamaha Midnight Star 950

Il video è tratto dalla rivista spagnole Motociclismo