mercoledì 30 dicembre 2009
lunedì 21 dicembre 2009
Le cose più belle stanno in equilibrio

Un lettore ha fatto un suo commento, talmente carino che merita un post a parte.
Eccolo
Bravo Paolo! Bravissimo!
Io ho quasi quarant’anni anni e sono “motociclista dentro” da quando ne avevo meno di quattordici, o forse prima.
Ogni giorno mettevo da parte le mille lire che mio padre mi dava per la colazione al bar e calcolavo quanto mi mancava per materializzare il mio sogno.
I soldi che racimolavo erano pochi e una volta, per sentirmi più vicino all’acquisto, mi comprai un casco usato … che non ho mai usato!
Di mese in mese, sulle riviste, cambiavo la mia moto preferita.
Poi per l’università, cambiai città, e mi presi una due ruote usata … senza motore. Una bici. Mi divertivo.
sabato 19 dicembre 2009
Harley Davidson nightster 1200


Tratto da
http://www.infomotori.com/moto/2009/06/22/harley-davidson-1200-nightster-long-test-ride/

Harley-Davidson 1200 Nightster – Long Test Ride.
mercoledì 9 dicembre 2009
I guru del Custom USA in fiera a Verona

http://www.motonline.com/moto_scooter/articolo.cfm?codice=218068
lun, 07 dicembre 2009 - 12.12
venerdì 20 novembre 2009
Harley Davidson 2010. Dal sito Motorbox
http://www.motorbox.com/Moto/VisteeProvate/HarleyDynaWideGlideeFatBoySpecial_prova.html

venerdì 13 novembre 2009
Honda: in arrivo la RS 750

dal sito: Due ruote.
http://www.motonline.com/prove/articolo.cfm?codice=213116
mercoledì 11 novembre 2009
Battiato. Tutto l'universo obbedisce all'amore.
giovedì 29 ottobre 2009
Il senso dei motoraduni per un buddista.
Anche il semplice gesto di andare al mare ha mille significati particolari. C'è chi ci va perchè ci vanno tutti ma non sa neanche perchè lo fa. C'è chi ci va perchè rimorchia. Chi per abbronzarsi. Chi per riposarsi. Chi per ritrovare sensazioni perdute dall'infanzia o dall'adolescenza.
Una Harley tutta gialla






venerdì 9 ottobre 2009
Viterbo. Open day Harley.

domenica 27 settembre 2009
mercoledì 9 settembre 2009
Harley Davidson CVO Street Glide 1800 (prova di Due ruote)

Harley Davidson 2010 CVO 1800
Dal mensile Dueruote:
http://www.motonline.com/su_strada/articolo.cfm?codice=197859
Presentata qualche anno fa come versione lussuosa e smaliziata dell'intramontabile Electra Glide, la FLHX Street Glide ha rapidamente conquistato il pubblico: anche nel 2009, tutte le Street Glide importate in Italia hanno fatto registrare il "sold out" già a metà primavera.
Novità Honda 2010

mercoledì 26 agosto 2009
Moto Guzzi Nevada 750

Dal sito della Moto Guzzi
lunedì 24 agosto 2009
Moto Guzzi Griso 1200

Moto Guzzi del 2007 esprimono la dinamicità di un marchio leggendario, proponendo personalità e stile inconfondibile. Oggi si scopre la Griso 8 V, poderosa e potente 1.200.
Incastonato nel possente telaio della Griso ecco un nuovo e poderoso motore: progettato nel rispetto di una tradizione quarantennale, il bicilindrico trasversale a V di 90°, introduce la distribuzione monoalbero a camme in testa, che comanda, per mezzo di silenziose catene morse, 4 valvole per cilindro. E’ questa un’evoluzione decisiva nello sviluppo del già evoluto motore da 1200 cc, che raggiunge ora ben 110cv a 9500 giri, con una coppia massima di 11 kgm.
mercoledì 19 agosto 2009
Intervista a Max Pezzali degli 883, sulla sua passione per la moto.

lunedì 17 agosto 2009
giovedì 13 agosto 2009
mercoledì 12 agosto 2009
Harley davidson e Marlboro man - scena finale
Da Wikipedia
martedì 11 agosto 2009
Una favola dei giorni nostri
lunedì 10 agosto 2009
sabato 8 agosto 2009
Hyosung Aquila 650


Anche la casa Coreana si getta nel mercato delle custom con una moto degna di nota. Come per tutte le moto di questa categoria lo stile e l’ eleganza è molto importante e l’ Aquila è indubbiamente un bella moto. Ricca di cromature e curata nei dettagli, ha una linea snella e filante.
Harley davidson Fat Boy

http://www.infomotori.com/moto/2008/07/07/harley-davidson-fat-boy-long-test-ride/
Moto Guzzi V7 Classic e Cafè classic

Bassa, lunga ed acquattata sulle sospensioni, la V7 Sport debuttò sul mercato con un inusuale accostamento cromatico ottenuto con il verde denominato “Legnano” delle sovrastrutture in contrasto con il telaio rosso, riservato ai primi 150 esemplari assemblati presso il reparto esperienza della Moto Guzzi e dotati di telaio in tubi al CrMo e di modifiche di dettaglio nella distribuzione e nell’accensione rispetto alle successive versioni dotate del telaio di colore nero.
Dotata di un eccellente comportamento dinamico la V7 Sport impressionò il pubblico e la critica specializzata per esser stata la prima moto al mondo prodotta in serie in grado di superare la velocità massima di 200 km/h, un fatto portato all’onore della cronaca nel 1972 da una nota rivista motociclistica italiana. Simbolo della moto sportiva “all’italiana”, tutta sostanza e niente fronzoli, la V7 Sport riappare magicamente oggi nei tratti distintivi della nuova V7 Cafè Classic. Le analogie con l’illustre antenata convergono nell’eccellenza del comportamento dinamico e nella classe espressa negli stilemi comuni, come tonalità verde “Legnano” delle sovrastrutture, le ricche cromature, i semi manubri inclinati, il cockpit della strumentazione e altri dettagli inconfondibilmente Moto Guzzi.


Un gran contributo sotto il profilo del confort lo offre anche la sospensione posteriore, con il doppio ammortizzatore che consente un’escursione ruota di 118 mm e la possibilità di regolazione del precarico molla, per adattarne l’assetto alle diverse condizioni di guida. In marcia è gratificante la presenza di un cockpit che ricorda nei quadranti le strumentazioni Veglia-Borletti degli anni ’70: ma a ricordare che siamo alla guida di una moto moderna, vi è la presenza di un duplice display, con le funzioni d’orologio, temperatura esterna e contachilometri totale e parziale, che s’integra sobriamente nei quadranti del tachimetro e contagiri.
L’elemento chiave della moto è il telaio a doppia culla, con elementi inferiori imbullonati e staccabili. Particolare attenzione è stata dedicata alla geometria dello sterzo, dove il cannotto ha un’inclinazione di 27°50’, un angolo d’incidenza che assicura stabilità e precisione nei cambi di direzione, grazie anche al supporto della forcella Marzocchi, che adotta steli da 40 mm. La sospensione anteriore ha un’escursione di 130 mm ed è combinata con l’azione dei due ammortizzatori posteriori, regolabili nel precarico molla, che si estendono per 118 mm. Il comparto frenante consta di un disco anteriore flottante da 320 mm e uno posteriore da 260 mm. Particolare è anche la sezione delle ruote, con l’anteriore da 18 pollici e il posteriore da 17 per una gommatura a spalla alta, che restituisce al veicolo un’eccellente maneggevolezza e gran sensibilità di guida.
In termini di prestazioni massime, sorprende come a soli 3600 giri/minuto è già disponibile il valore di coppia massima, pari a 54,7 Nm. E se lo scatto non manca, anche la potenza massima, vicina ai 50 CV, è perfettamente in sintonia con il carattere della V7 Cafè Classic, una moto che non deve sfidare il cronometro ma semplicemente divertire. A questo contribuisce, come in ogni Moto Guzzi, il sound baritonale emesso dal bicilindrico Lariano. La sonorità generata dall’inedito doppio scarico della V7 Cafè Classic è, infatti, tra le più gratificanti tra quelle prodotte dal bicilindrico Moto Guzzi.
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Da Motorsport.
http://www.motorsport.it/articolo/3333/moto-guzzi-v7-classic.html

Presentata a Milano l’affascinante proposta per gli amanti di classiche e del retrò con tanto stile. Porta un marchio storico, quello della Moto Guzzi ed un nome altrettanto storico, V7. La Moto Guzzi V7 Classic non è una nuova moto con un nome noto, bensì è una vera e propria rivisitazione in chiave moderna (non troppo) di una classica che riscosso tanto successo e che vanta ancora oggi tanti appassionati e collezionisti in tutto il mondo. Fantastica per passeggiare con stile, la V7 Classic è una moto facile per muoversi in città e fuori porta, senza cercare le prestazioni, ma assaporando e rievocando le magnifiche sensazioni che 30 o 40 anni fa una Guzzi poteva regalare.
Tutto è classico.
Tecnologia e vintage.
Raggi…
Nulla è anacronistico… In bella mostra anche il motore bicilindrico con le teste cromate, la candela a vista e i tubi di scarico cromati che partono da lì, curvano e proseguono fino ai terminali a sigaro. Il bicilindrico fa parte della serie small block, ha un cilindrata complessiva di 744 cc e eroga una coppia massima di 54,7 Nm a 3.600 giri al minuto. La potenza massima registrata è di 50 cavalli. La trasmissione è affidata al cardano.
Posizione anni ’70.
Passeggiando con gusto.
Lancio…
Dal sito: Moto Guzzi.
http://www.motoguzzi.it/it_IT/prodotti/naked/v7_classic/v7_classic/default.aspx
Nel 1967 il mercato motociclistico fu scosso dall’apparizione della prima maxi moto italiana: era nata la Moto Guzzi V7. Sintesi del genio di Giulio Cesare Carcano, la V7 segnò il debutto del bicilindrico trasversale a V di 90° dotato di una cilindrata di ben 703cc, valore record per l’epoca. Accolta con straordinario successo di critica e di pubblico, la V7 ha promosso l’immagine del marchio nel mondo, attraverso la fama di una moto di prestigio, confortevole ed elegante oltre che affidabilissima. Per molti proprietari è stata l’espressione di una parte importante della loro vita, quella legata ai ricordi di gioventù, di viaggi e amicizie, in un periodo storico tra i più fulgidi del marchio. Quaranta anni più tardi, questo passato positivo, complice il presente periodo di pieno rilancio del marchio, ha fatto scoccare la scintilla creativa della nuova V7 Classic. Una moto di forte carica emotiva, che nasce dall’interpretazione di un concetto di bellezza essenziale, riconducibile allo stile della V7 delle origini, ma con tutta la moderna tecnologia ignota alla leggendaria antenata. Moderna nella dotazione tecnica, nella ciclistica e nel propulsore Euro3 da 750cc, la V7 Classic ricorda l’antenata nelle linee del serbatoio, che corre stretto ed affusolato lungo i tubi del telaio per congiungersi con la sella, perfettamente piatta e solidale al parafango posteriore. Non mancano i fianchetti laterali portaoggetti che completano stilisticamente, come nella celebre progenitrice, la vista laterale della moto. Il fascino della V7 Classic si esprime anche dal ritorno di lucenti cromature, come quelle che identificano l’impianto di scarico, gli ammortizzatori, la fanaleria posteriore, il tappo serbatoio, il gruppo ottico anteriore, il confortevole manubrio e che incorniciano i quadranti del tachimetro e contagiri.
Da: Infomotori
Moto Guzzi V7 Café - Test Ride. La Guzzi V7 Classic l'abbiamo vista e provata l'anno scorso: un richiamo molto ben riuscito al classico modello Guzzi che conquistò l'attenzione del mondo e che strabiliò per le sue caratteristiche, all'epoca, avveniristiche. Oggi viene riproposta in versione Cafè, ossia, quello stile sportivo retrò che tanto piace agli avventori dell'Ace Café a Londra e non solo.Se la Classic era molto carina esteticamente, questa è proprio un'affascinante bellezza: colpisce subito la colorazione oro del serbatoio stretto e lungo, sotto cui escono le due testate a V da cui, a loro volta, partono i collettori di scarico che, senza troppi aggrovigliamenti, vanno dritti verso il posteriore dove finiscono in 2 terminali, uno per lato, a lieve tromboncino. Le ruote sono a raggi, anche queste in perfetto stile retrò, come il fanale tondo, la strumentazione a due quadranti circolari analogici e il cardano (che già agli albori allestiva questa moto). Ma le chicche per gli esteti vengono da tre particolari: le fiancatine con le griglie, la sella posteriore sagomata in stile monoposto anni '70 e soprattutto i semimanubri inclinati che ci fanno subito pensare alla posizione schiacciata sul serbatoio che assumevano i piloti dell'epoca: gomiti stretti, ginocchia ben chiuse e giù a testa bassa a divorare strada.Sarebbe stato bello provarla in una gara extraurbana magari su strade bianche, ma il traffico cittadino e qualche allungo in zone più solitarie, ci hanno fatto capire che cuore batta in quest'aquilotto.
Prova su stradaCi avviciniamo alla moto e invece di salirci, ci scendiamo: la V7, infatti, è per vocazione bassa e aderente al suolo, di conseguenza non ci si sale, ma ci si scende sopra; giriamo la chiave e la mettiamo in moto e subito sentiamo esattamente il rumore che ci saremmo aspettati e che avremmo voluto sentir uscire dai due tubi di scarico. La posizione in sella è comoda, forse solo chi ha le gambe un po' troppo lunghe dovrà fare attenzione a non poggiare le ginocchia sulle testate, a meno che non voglia squagliarle, la bombatura della sella è di grandissimo effetto, ma limita la presenza di un passeggero a soli/e minorenni anoressici/anoressiche, nel caso in cui non lo sia il pilota. Giù la prima e si parte. Colpisce da subito il fatto che non si possa stare come su qualsiasi naked col busto dritto, la presenza dei semimanubri invita, quasi costringe, a stare caricati sull'avantreno, come si usa nelle sportive, ma con gran sorpresa, senza affaticare i polsi. Quando si procede e si vuole fare una curva, basta accennare un minimo spostamento del corpo e la moto subito sembra voler buttarsi in piega, la velocità di reazione è impressionante e anche la stabilità è buona. Certo non si arriva a chissà che velocità, cosa che giustifica la presenza di un solo disco all'anteriore, ma ci si arriva divertendosi. Le due sospensioni posteriori assorbono abbastanza bene buche, buchette e tutta quella serie di fastidi che le nostre strade offrono, mentre talvolta nel passare dalla prima alla seconda delle 5 marce, incappiamo nel folle: volendo anche questo potrebbe essere considerato un ritorno agli anni '70.In città è divertentissimo andarci in giro, fermarsi al bar e vedere i capannelli di nostalgici che si avvicinano e fanno domande, senza contare che le donne sembrano rimanere molto affascinate da questa piccola sportivetta. Anche qualche gita fuori porta potrebbe essere un ottimo utilizzo per la V7 Cafè, che se da una parte limita un po' di spazio della sella con la sua bombatura, d'altro canto offre un buon comfort grazie alla generosa imbottitura della stessa. È una celebrazione, è un saggio di raffinato stile, è una compagna da passeggio e una spalla per farsi notare, è un mezzo per esteti, è il bello del non correre sempre a tutti i costi, è un richiamo alle origini, è la bellissima Guzzi V7 Cafè.
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Altri link per informarsi sulla V7.
Wikipedia.
http://it.wikipedia.org/wiki/Moto_Guzzi_V7_Sport
MSN Motori.
http://motori.it.msn.com/moto_e_scooter/prove/article.aspx?cp-documentid=8582273
Harley davidson Electra Glide 2009

http://www.motorbox.com/9926.html
7.3.2008
Ancora più fascino ed esclusività per la versione celebrativa dell’Harley più mastodontica del pianeta. La massima espressione del Touring secondo la maison americana si manifesta in 7000 esemplari nel mondo, 105 anni di celebrità e tanta voglia di stupire ancora.
Non importa che sia parcheggiata davanti ad un bar oppure in movimento lungo una qualsiasi strada del nostro paese, l’Electra non passa inosservata. In un battibaleno, trasforma alcune decine di metri quadri intorno a lei in una piccola porzione d’America. Scegliete voi: California, Florida o Texas, il pensiero corre laggiù, non importa che siate sulla statale che collega Milano a Gallarate. La metamorfosi non finisce qua, visto che è sufficiente appoggiare il proprio posteriore sull’incredibile poltrona che difficilmente vien da chiamare sella e uno strano ghigno compare sul volto.
L’enorme bicilindrico pulsa come il cuore di un dinosauro di decine di tonnellate. I 1584 centimetri cubici divisi in soli due cilindri regalano sensazioni semplicemente esclusive. Anche se da fermi il motore sobbalza dentro al telaio in tubi d’acciaio come una noce in un frullatore, è sufficiente percorrere i primi metri per ritrovarsi per le mani un vero burro. Le vibrazioni quasi spariscono e rimane solo un piacere intenso. Grazie, infatti, alle sei marce ben distese e del nuovo parastrappi posteriore, è possibile godere appieno dell'erogazione fin dai 1.500giri e sfruttare la coppia del motore fino a quasi 3.800giri di strumento. Numeri da trattore? In effetti si, eppure il tutto è condito da un sapore unico, fidatevi.

Prova su strada tratta da: Motociclismo.
http://www.motociclismo.it/edisport/moto/MotoCiclismoR2.nsf/gd/Test--Harley-Davidson-serie-touring-2009--sogno-americano-in-quattro-declinazioni-1-Ciclistica
CICLISTICA


ELECTRA GLIDE STANDARD
STREET GLIDE

ELECTRA GLIDE ULTRA CLASSIC
Confrontiamola con la ROAD KING

Opinioni tratte dalla rivista Autociao.
Una Lunga Attesa
Harley Davidson
La Moto
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Buona la tenuta, nel misto medio è facile grattare le pedane per terra, nello stretto ovviamente è meglio ricordarsi del peso che ci si porta dietro, meglio non fare troppo gli spiritosi.L'iniezione elettronica permette la sostituzione di scarichi, montandone di aperti, senza bisogno di fare modifiche alla carburazione, a compensare ci pensa la centralina.
Ottimi, tra gli optionale, le manopole riscaldate: hanno varie regolazioni, e siccome sono gestite tramite la centralina, nell'aumentare della velocità si adegua anche il riscaldamento.
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CARISMA DA VENDERE
SEMPRE NUOVA MA NON SI VEDE

Cambiamenti che segnano decisamente una svolta nella qualità della guida della supertouring Harley. Non che prima si guidasse male, ma adesso la H-D è davvero migliorata soprattutto per quel chi riguarda il feeling che è capace di trasmettere al pilota. Fa un certo effetto salire sulla Ultra e trovarla compatta e agile, eppure al confronto delle altre due è proprio questo ciò che emerge dalla prova della moto americana. 400 E
DOLCEZZA
HI-FI EN PLEN AIR
IPERCOMODA

FRENI OK, ABS MENO
FATTA BENE, MA NON TUTTO

Un opinione tratta da Bikers life

Prova su strada. Corriere della sera.
http://www.corriere.it/Rubriche/moto/2007/HD_ElectraGlideUltraClassic/prova.shtml
Mai dar retta alle apparenze: lo insegna l’Electra Glide Ultra Classic dell’Harley-Davidson. Le sue dimensioni mettono soggezione alla prima occhiata e il peso raggiunge quasi i 400 chili, eppure basta fare qualche chilometro di strada per capire quanto i timori iniziali siano infondati: l’Ultra Classic non è difficile da guidare. Esagerata nel comfort, è capace di scatenare emozioni appena s’impara a conoscerla. Un must per gli appassionati delle grandi vacanze in moto. Caratteristiche? La grande elasticità del suo motore di 1584 cc da 70 cavalli, prima di tutto. Questo significa che si usa pochissimo il cambio. Se lo scatto alla partenza non impressiona, sono le riprese, infatti, uno dei punti di forza di questa bicilindrica. Il comfort, si diceva, è quello di una berlina d’alto livello: impianto hi fi con il volume che si regola automaticamente, controllo della velocità di crociera, frecce a rientro automatico, sella grande e morbida come una poltrona e tanto altro ancora. Un “bendiddio” che si paga, però, a caro prezzo: 25.900 euro

LA PROVA
Harley-Davidson fino all’ultimo bullone, la Electra Glide Ultra Classic cattura l’attenzione, da ferma e in movimento, con la sua monumentalità, le cromature, l’inconfondibile sound, il set di motovaligie che ne integra le forme e il tipico cupolino da Highway Patrol. In sella ci si sente re della strada: sarà per il generoso “trono” di cuoio, per i predellini gommati davvero ampi, bassi e leggermente avanzati che rilassano le gambe (i comandi a pedale si regolano in altezza), oppure per l’alto e largo manubrio che si protende verso chi guida lasciando la schiena diritta e le braccia in posizione naturale, sta di fatto che dalla Ultra Classic non si vorrebbe mai scendere. Anche il passeggero viaggia in business class: poltrona da salotto al “secondo piano”, avvolgente e imbottito poggiaschiena con braccioli e generosi poggiapiedi regolabili in altezza, impossibile pretendere di più.
Certo che peso e dimensioni possono mettere soggezione: raddrizzare la H-D dalla stampella laterale o muoverla da fermo richiede infatti una notevole energia. Ma la Ultra Classic è come un pellicano, sgraziato a terra ed elegante in volo: è sufficiente muoversi di qualche metro perché il peso “svanisca” e ci si ritrovi tra le mani una delle moto in assoluto più equilibrate. La super Tourer a stelle e strisce risponde in modo docile ed equilibrato ai comandi del pilota e non ci vuole nemmeno tanto sforzo per riuscire a controllarla: provare per credere. Le discese in piega e i cambi di direzione sono sempre dolci, progressivi e svelti, più di quanto si immagina. L’avantreno non eccelle per comunicativa, ma è preciso e non diventa pesante nemmeno nelle svolte cittadine a passo d’uomo. Il piacere della guida in totale relax è rafforzato dalla musica dello stereo-CD Harman/Kardon® di serie.
Ma questa non è l’unica andatura che l’Electra Glide può tenere: pur se pensata per le highways americane, interminabilmente diritte, l’Ultra Classic se la cava bene anche sui percorsi misti, grazie ad una stabilità molto buona che le permette di percorrere ogni curva con le pedane che in piega arrivano a toccare l’asfalto senza che la moto si scomponga sugli avvallamenti. Altro particolare: se usata evitando di forzare la sua indole turistica, l’Ultra Classic risulta sempre neutra e non allarga mai in uscita di curva. Naturalmente le pedane limitano le possibilità di piega, ma si riescono a tenere comunque ritmi decisamente allegri. Bisogna solo ricordarsi dell’ovvia inerzia di questo “bestione”, anticipando ogni movimento.
Occorre preparare per tempo anche le frenate, perché l’impianto non è certo quello di una moto sportiva. In compenso, la Super Tourer H-D si avvale di un notevole freno motore. Il doppio disco anteriore è svelto nel rispondere, ha una buona potenza e modulabilità, ma la leva è leggermente gommosa: frenando forte la forcella affonda con evidenza, l’Harley, però, non si scompone. Per le decelerazioni necessarie quando si va a passeggio è perfetto il freno posteriore: pronto e abbastanza potente, vanta un bel “tono” idraulico al pedale, tuttavia a volte, nelle frenate improvvise e violente, tende a bloccare la ruota. Per quanto più che turistici, sono sorprendenti gli pneumatici Dunlop K591 di primo equipaggiamento: rapidi nello scaldarsi, offrono un grip davvero abbondante, che permette di piegare con le pedane per terra anche con l’asfalto bagnato.
Certo, l’Electra Glide ha una guida facile e coinvolgente, ma ciò che fa di una moto una Harley è senza dubbio l’inimitabile propulsore bicilindrico. Delle caratteristiche e del comportamento del nuovissimo Big Tween da 1584 cc, nonché della dolcezza del suo cambio a 6 rapporti, vi abbiamo già parlato in occasione della H-D Street Bob. C’è da aggiungere che questo motore si sposa perfettamente con le caratteristiche e la filosofia della Ultra Classic, quasi fosse nato solo per lei. La sua elasticità è perfetta per “arrotondare” la guida e limitare l’uso del cambio, caratteristiche importanti per una moto che fa del viaggio la sua bandiera. Il tiro è davvero poderoso, si può scendere di velocità anche con le marce lunghe e poi riaccelerare con lo stesso rapporto inserito senza alcun tentennamento del bicilindrico. Le accelerazioni non strappano certo le braccia, ma poco interessa perché qui non contano tanto le prestazioni quanto la sfruttabilità del propulsore. Dulcis in fundo, lo scarico, per quanto silenziato e strozzato dalle norme antinquinamento, prende l’anima ad ogni colpo di gas.
Per concludere, ogni viaggio con questa H-D è accompagnato da un comfort di prima categoria. Fatto salvo un certo calore trasmesso alle gambe dal motore durante le soste, la posizione di guida è molto rilassante, le vibrazioni non sono altro che un piacevole massaggio, le sospensioni filtrano bene ogni asperità stradale e la protezione aerodinamica è totale.

ragazzi fidatevi di me le moto migliori al mondo sono le harley - davidson e non un modello o l'altro ce ne sono per tutti i gusti. E poi spesso si fanno degli incontri con delle moto ed anche un grande spettacolo per i più grandi appassionati! poi ci sono le officine Americana in giro per tutt italia che sanno veramente fare il loro lavoro e poi a tutti gli appassionati di harley davidson consiglio vivamente di abbonarsi alla rivista Freeway!Un altra caratteristica della moto è che più passa il tempo e più il valore sale!!!
First look
Era da tempo che la cercavo, l'idea di un viaggio in sella a un vero e proprio monumento dell'American Way of Life mi attraeva molto e ora, grazie ad Harley-Davidson Italia (www.harley-davidson.it), ciò poteva tradursi in realtà. E' giunto il momento, finalmente mi trovo davanti questa fiammante Harley-Davison Ultra Classic Electra Glide, bianco perlato, fregi argento, uno splendido colore anche se preferisco le tinte scure, nero opaco su tutte. La prima impressione è quella di forza, muscolosità ma anche comodità. Tu la guardi ed immagini le grandi praterie americane, gli immensi rettilinei del Nevada, una birra di fronte al Golden Gate. E qui ti chiedi come si comporterà su terreni diversi, più nostrani, panorami e strade che il mondo ci invidia, le nostre Dolomiti. E quando sento il peso, 400 kg tondi tondi, un pelo di perplessità mi assale, insomma il Pordoi mica è paglia, i tornanti tornano e i guardrail non sempre ci sono a separare la strada dal burrone. Vabbè, ci penseremo poi, al Pordoi.
Monto in sella, è bassa, 715 mm, e comoda. Un vera poltrona ma dietro è ancora meglio, il passeggero gode di un trattamento reale, una morbida sistemazione che invita a sedersi e godere del panorama.
Davanti a me un cruscotto veramente completo, strumenti circolari di due diverse dimensioni offrono praticamente tutte le info necessarie, contagiri e tachimetro sono di grandi dimensioni con cifre chiare e ben leggibili. Altri 4 orologi più piccoli offrono le indicazioni relative alla pressione olio, voltaggio batteria, livello benzina e temperatura aria.
Proprio di fronte al guidatore abbiamo anche un impianto stereo di ottima fattura con lettore CD e radio di produzione Harman/Kardon. Il suono potente e definito viene emesso da 4 altoparlanti, due sulla carenatura anteriore e due ai lati della poltrona del passeggero.
Anche tutto il resto della moto appare indubbiamente ben rifinito e curato, Solido acciaio si alterna a plastiche molto spesse e solide con abbondanza di cromature anche sul classico motore a V che attira le attenzioni e gli sguardi degli amanti dei grossi V-Twin americani.
Le pedane sono grandi, comode e spaziose, completamente separate dalle vive vibrazioni del motore di questa Ultra Classic ELectra Glide.
Passando l'attenzione sui comandi al manubrio anche qui nulla da eccepire: la frizione è morbida e dalla corsa corta, il comando del gas oltremodo scorrevole ma scopriamo presto l'inghippo ovvero la nostra Harley-Davidson monta un modernissimo comando ride by wire, uno dei tanti pezzi di tecnologia nascosta sotto un vestito molto retrò. Anche il comando del doppio disco anteriore è ben calibrato con una frenata pastosa, non certo da superbike ma adatta alla tipologia di mezzo. Passando ai due blocchetti troviamo un certo affollamento di interruttori ma siamo in presenza dei comandi radio, quelli dell'interfono e pure quelli del cruise control. Prima di usarli tutti per bene ci vuole un minimo di apprendistato, diciamo che in un paio di uscite si impara a governare tutta questa abbondanza senza problemi.
La nostra Ultra Classic monta il classico Twin Cam 96 da 1584 cm3, dotato di cambio a 6 marce com comando a bilanciere. Sia la trasmissione primaria quanto quella finale sono, come da tradizione H-D, a cinghia. Questo, soprattutto per la finale, dona una dolcezza estrema alla trasmissione e risulta del tutto esente da manutenzione che non sia il cambio della cinghia stessa alla fine della vita utile.
Questo V-Twin stupisce per coppia ed erogazione della stessa, abbiamo infatti 131 Nm a soli 3.500 RPM, con l'80% della coppia già disponibile a 2.000 RPM. Tutto ciò, su strada, si traduce in dolcezza e prontezza di risposta al gas in qualsiasi marcia o regime. I tornanti si possono affrontare in seconda ma anche terza marcia per poi riprendere da poco più di 1.000 RPM indicati senza rifiuti o incertezze. La potenza massima non viene dichiarata ma, come per le Rolls-Royce dei tempi andati, possiamo dichiararla "più che sufficiente". E sufficiente lo è di certo visto riesce a spingere l'Ultra Classic ben oltre i limiti anche del ritiro della patente.
Passando alla ciclisti è da sottolineare in questo MY2009 il nuovo telaio, rivisto in un ottica di maggior rigidità, in grado di offrire una precisione di guida superiore al passato. Sono infatti del tutto scomparsi i leggeri ondeggiamenti che infastidivano la guida a velocità superiori ai 130-140 km/h. Ora la Ultra CLassic fila diritta come un fuso anche in presenza di vento o asfalto non al top e parliamo di viaggiare a 150-160 km/h con giusto un dito appoggiato al manubrio gustandosi un bel cd degli Eagles.
Responsabili di questo comportamento sono anche una forcella esemplare per sostegno e scarso affondamento in frenata ed un reparto posteriore ben frenato su asfalto liscio o poco corrugato ma leggermente in crisi sui tombini più profondi.
Passando infine ai freni troviamo un impianto Brembo con doppio disco anteriore e pinze a 4 pistoncini, disco singolo al posteriore. Abbiamo anche un ABS di ultima generazione, di buona modulabilità, mai in affanno a frenare l'imponente massa della moto con tanto di passeggero e bagagli. Per ottenere il massimo da questo impianto è consigliabile agire su entrambi i comandi, senza troppo riguardo per il posteriore in quanto il peso gravante sull'asse relativo consente di sfruttarlo a fondo senza l'insorgere di bloccaggi o scompensi. L'ABS risulta al contrario poco discreto nel suo intervento, con un pulsare ben avvertibile soprattutto sul comando del freno posteriore.
Voglio spendere qualche riga anche su questa componente della nostra Harley-Davidson Ultra Classic Electra Glide. Non stiamo parlando infatti di una normale carena ma, piuttosto, di una vera e propria carrozzeria che parte dall'anteriore con uno splendido cupolone ad ali di pipistrello, dotato di flap antivento laterali e che integra nella sua parte interna il completo cruscotto. Scende poi lateralmente con ampie protezioni per le gambe per poi continuare alle spalle del conducente con l'insieme borse laterali-bauletto-schienale del passeggero. Il tutto costruito con materiali sintetici molto robusti e di abbondante spessore. Qui tutto è fatto per durare e mantenere sostanza nel tempo, non c'è una corsa all'ultimo etto in meno con carene di carta velina, gli obiettivi sono altri.
Le borse laterali e il baule posteriore hanno capacità da utilitaria e sono in grado di contenere quanto necessario ad una vacanza di svariati giorni senza dover lesinare sulla biancheria o sui vestiti, la fidanzata ringrazia.
On The Road (Again), veniamo alla prova su strada.
Come mia abitudine ho disegnato un percorso di prova adeguato al mezzo a disposizione, ovvero, nel caso della Ultra Classic, un bel viaggio in Alto Adige, confini con l'Austria. Tanta autostrada, molta statale ma anche alcuni percorsi impegnativi, tipo il Pordoi, la Val Zoldana, il Passo Fedaia. Strade tortuose con abbondanza di tornanti in cui verificare quanto un mezzo un genere sia in grado di muoversi di buon passo.
Partiamo subito con l'autostrada e siamo già nel nirvana, puntiamo il cruise control a 135 km/h di GPS e ci abbandoniamo alla musica oltre a scambiare quattro chiacchiere con la nostra passeggera, da par suo mollemente abbandonata in tanta comodità. Neppure il tempo di farci caso e siamo già vicini a Bolzano da dove iniziamo la nostra risalita abbandonando l'autostrada per risalire la val di Fassa fino a Canazei. Siamo su una statale ondulata ma tutto sommato veloce che percorriamo di passo molto allegro ma è proprio dopo Canazei, quando iniziamo a scalare il Pordoi che abbiamo le prime sorprese: l'Ultra Classic danza allegra di curva in curva, nonostante la sua opulenta massa è un piacere guidarla, arrivando a tirare la frenata dentro al tornante, piegando più di quanto la logica sembrerebbe imporre per poi spalancare il gas in uscita di curva e sentire questi due pistoni sotto il serbatoio che spingono senza fatica. Apprò, a salire di moto ne abbiamo incontrare molte e superate tante, certo non sono andature da motociclista di primo pelo, ma se tu sei capace lei ti viene dietro senza problemi. Anche a scendere poi verso Arabba i freni, a questo punto attori primari, nonostante l'imponente mole non hanno mai mostrato segni affaticamento o fading.
Insomma anche l'articolo "tornanti" viene digerito senza alcun problema, unico accorgimento necessario è quello di tenere almeno un filo di gas puntato a sostenere la curva altrimenti, se ci sbilanciamo all'interno curva a velocità così ridotta, senza supporto del motore il botto è assicurato. Appena poi usciti dal tornante si può dare gas senza ritegno anche a regimi minimi godendo di una spinta "elettrica" e sostanziosa fino all'inserimento del limitatore di giri a poco più di 6.000 giri indicati. Ma non ce n'è bisogno, si può cambiare anche prima godendo della generosa coppia offerta dal V-Twin.
A fine giornata e dopo 300 km di autostrada più altri 200 di montagna la stanchezza è quasi assente, anche la passeggera non dimostra affatto di aver subito 500 km di strapazzi motociclistici ed appare tutto sommato in forma. Il giorno dopo il copione si ripete, da Cortina al Vajont, dal Passo Fedaia al Costalunga fino di nuovo all'autostrada da Bolzano a Milano.
A fine week end saranno oltre 1.000 i km percorsi, con un consumo medio intorno ai 18 km/l, assolutamente ragionevole considerato il peso della moto e le medie tenute. Oltre 1000 km percorsi in piena comodità a prescindere dal percorso, autostrada, statale o curve di montagna poco cambia, il sorriso rimane.
Ebbene sì, non ho saputo resistere, appena presa in mano l’Ultra Classic ho subito inserito il cd degli Eagles e sono partito a tutto volume. Era qualche giorno che mi sentivo particolarmente stanco e stressato, però, mano a mano che passavano i km, mi sentivo sempre meglio e Hotel California di sottofondo, unito alla guida della Ultra Classic hanno avuto un vero e proprio effetto taumaturgico. Speravo di provare un buon mezzo da turismo e mi sono ritrovato con una moto che, potendo, mi comprerei anche domani. Non è certo il mezzo per andare in ufficio tutti i giorni in centro a Milano, sarebbe sprecata. Però in ufficio a Segrate ci andrei anche. Una sorpresa inaspettata, quindi ancor più gradita, la vera e propria essenza della serendity. Ed un dispiacere forte stamane alla sua riconsegna, quasi un dolore fisico. Però ora sto meglio e ripensando a quella comoda sella, a quel vibrante motore mi ritorna in mente Hotel California e riprendo a sorridere.